Zatoichi 2009, Novembre 21
Posted by Narelen in Film.Tags: Film, Giappone, Kitano, Recensioni, Zatoichi
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Film del 2003 di Takeshi Kitano, che interpreta la parte del protagonista. Zatoichi é un film in costume con i classici ingredienti del film del genere: c’é lo straniero misterioso, in questo caso un massaggiatore cieco incredibilmente abile con la spada nascosta sotto le sembianze di un bastone, che arriva in un villaggio vessato dagli yakuza di turno.
Egli si trova ad essere ospite di una contadina, a conoscere il nipote di lei, giocatore d’azzardo ma in fondo brav’uomo, e ad essere coinvolto nel piano di vendetta di due fratelli scampati al massacro della loro famiglia. Tutto finisce bene, con uno scatenato tip-tap di gruppo finale durante una festa organizzata dai contadini.
Quella del tip-tap non è l’unica scena in cui ci si trova ad ascoltare e vedere gli umili che seguono dei ritmi irresistibili mentre lavorano nei campi o alla costruzione di una casa, e devo dire che nonostante sia strana nel contesto, la cosa funziona e non dà fastidio, perché il resto del film è decisamente classico (si riesce a non far caso anche al fatto che il massaggiatore è biondo ossigenato).
In alcuni punti potrebbe apparire un po’ lento, ma personalmente ho apprezzato il modo in cui dei gesti dei personaggi diano vita a dei flashback nei quali si comprendono le loro motivazioni e la loro interiorità. Nel complesso la trama è abbastanza tragica, dalle vicende dei due fratelli (un ragazzo e una ragazza) che per anni hanno vagato nelle vesti di geisha vivendo di sotterfugi e cercando i responsabili della strage della loro famiglia, al ronin che per curare la moglie malata si mette al servizio degli yakuza come guardia del corpo.
Le storie di tutti i personaggi si intrecciano, tra schermaglie spettacolari in cui spiccano i virtuosismi del massaggiatore e del ronin e momenti che rappresentano la vita quotidiana, come le scommesse alla bisca, il bagno nella casa di campagna, la danza composta di una geisha davanti all’ospite di turno, la locanda, le dimostrazioni di abilità marziale.
Nel complesso l’ho apprezzato, nonostante inizialmente mi sia apparso troppo lento. Ma piano piano, quando le storie dei vari personaggi si intrecciano e si disvelano, risulta molto gradevole. Il personaggio di Zatoichi non viene approfondito più di tanto, credo perché si tratta di un personaggio noto più o meno a tutti. Penso che questo film sia stato inteso come l’ennesima sua avventura e rilettura.
2012 2009, Novembre 20
Posted by Narelen in Film.Tags: 2012, Cinema, Emmerich, Film, Recensioni
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Credo che il regista Roland Emmerich si sia aggiudicato un posto nella storia del cinema per aver diretto il film più catastrofico di tutti i tempi (e non sto facendo dell’ironia sul fatto che sia brutto o sia andato male come incassi). Occhio ai possibili spoiler, perché andrò a raccontare liberamente della trama.
Non vado pazza per i film del genere, anche se a loro modo sono spettacolari e solitamente hanno una morale di base, spingendoti a riflettere su quanto basti un nonnulla perché l’uomo sparisca, e che se madre natura impazzisce non è possibile fare quasi un bel niente per opporsi al suo volere, e che talvolta in momenti di disastro anche le persone più ignobili riescono ad essere a loro modo eroiche, e che alla fin fine quello che conta è essere vicino alle persone che ami, e che è inutile avvelenarsi l’esistenza con rancori pluriennali perché un giorno ci sei e il giorno dopo magari crolla tutto, e che…sì, beh, insomma, le solite cose. Che sono tutte presenti anche in 2012 e che nonostante i concetti triti e ritriti riescono ad essere commoventi nella loro rappresentazione.
Aspetto principale del film: una resa tecnica mostruosa, con immagini vividissime ed effetti speciali impressionanti. Vedere Los Angeles che sprofonda nell’oceano fa davvero paura. E i terremoti devastanti provocano un’angoscia incredibile negli spettatori. Pensate a tutti i vari livelli di catastrofe naturale: qui ci sono. Praticamente la Terra si rivolta come un calzino, con i continenti che si spostano, i poli magnetici della Terra che si invertono, terremoti, tsunami alti 1500 metri, vulcani la cui nube di cenere concia Washington D.C. peggio di un plastico dentro una boccia di neve (sdrammatizzo ma la scena fa parecchia angoscia).
Per quanto riguarda l’aspetto morale dell’opera, alla fine resta un forte amaro in bocca, perché solo i ricchi o comunque la gente che conta qualcosa nel mondo politico o della scienza si salva. I posti per le arche che il governo ha deciso di costruire sin da quando è al corrente del disastro inevitabile infatti possono essere prenotate al modico prezzo di un miliardo di euro a testa. Come scoprirà il giovane geologo che segue l’evoluzione della catastrofe sin dai suoi albori, le persone da salvare non sono state scelte perché effettivamente utili per il proseguio dell’umanità, con cervelli o caratteristiche genetiche atte al beneficio comune (cosa su cui ci sarebbe parecchio da discutere comunque, nonostante lo scenario apocalittico che non permette mezze misure), ma semplicemente hanno pagato, contribuendo anche al progetto con tali fondi. E la gente comune si attacca al tram.
Tra i capi di governo, solo il presidente degli Stati Uniti e il primo ministro italiano decidono di restare al loro posto, condividendo la sorte del loro popolo. Direi che l’Italia almeno ci ha fatto una bella figura. Il presidente degli States inoltre decide di rivelare alla gente cosa stia accadendo, perché così almeno le famiglie possono riunirsi e dirsi addio. Bello il suo discorso secondo cui in quel momento tutto il mondo é un’unica famiglia, a prescindere da cultura e religione. C’é una forte atmosfera di cospirazione nella prima metà, con il governo che per anni tiene nascosta la verità al mondo comune…perché semplicemente non c’è niente da fare, si scatenerebbe il caos tra la gente e può solo pensare a salvare chi ritiene sia giusto.
Ci sono diverse pecche, come delle situazioni di salvezza paradossali che coinvolgono il protagonista, uno scrittore un po’ sfigato che per vivere fa l’autista ai ricconi. Come al solito, tutti muoiono come mosche e lui e la sua famiglia sopravvivono sempre per un soffio. E – come ha notato mio fratello, con il quale sono andata al cinema – sembra un po’ improbabile che la gente se ne resti immersa nell’acqua ad altitudini incredibili con la stessa tranquillità con cui andrebbe in piscina. Altra cosa che mi ha fatto notare, é che il film non riesce a trasmettere il senso di tragedia per cui muoiono miliardi di persone. Cosa che ha un po’ infastidito anche me: come possono i sopravvissuti scherzare o anche solo pensare di stringere delle relazioni amorose appena un mese dopo la tragedia? La presenza dei danni psicologici nei superstiti é del tutto assente. Ultima pecca: si dà per scontato che uno conosca tutte le diverse teorie su quello che dovrebbe accadere nel 2012. Certo, visto quanto se ne sta parlando, è improbabile che uno non ne sappia niente, ma in alcuni punti le diverse teorie scientifiche non sono proprio immediate da seguire.
Insomma, è un film che scorre velocemente nonostante duri abbastanza (circa 2 ore e mezza, ma non me ne sono accorta), spettacolare e molto angosciante. Uscita dalla sala ho avuto diversi pensieri, in ordine sparso, con i quali concludo anche questo post:
“Beh, almeno l’Italia ci fa bella figura”…”Certo che se succede davvero una cosa del genere mi conviene darmi da fare per diventare qualcuno di importante, così almeno salvo tutta la mia famiglia”(evviva l’egoismo, ma tant’é)…”Certo che se succede non possiamo farci un bel cavolo”…”E te pareva che alla fine si salvano solo quelli pieni di soldi, e i poveri cristi come al solito si arrangiano”…”Però siamo proprio impotenti di fronte alla natura”…”Ma com’é che quello che aveva preso solo due lezioncine di volo è riuscito a pilotare l’aereo evitando i mega lapilli del vulcano grosso come tutta Yellowstone?”…”Se succede qualcosa del genere scommetto che morirei subito”… “Tanto nel 2012 non succede un cacchio”.
Quelli come noi 2009, Novembre 19
Posted by Narelen in Chiacchiere.Tags: ankh, Brontolo, Egitto, pronostici
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So che sembra una mezza favoletta, ma è un episodio vero. Più o meno quattro anni fa stavo facendo volantinaggio nei pressi della piazza principale di Mestre. Ad un certo punto si è avvicinato un signore sulla cinquantina, uno straniero dall’aspetto, avrei detto maghrebino. Si è fermato a prendere il volantino che porgevo e si è messo a leggerlo con un sorriso sereno, dicendo ‘ah, vediamo un po’ cosa c’é scritto qui’ in un italiano molto buono, con un lieve accento francese.
Poi mi ha guardata e si è illuminato – Quegli orecchini che porti sono bellissimi – mi ha detto gentilmente. In quel periodo indossavo spesso due orecchini a forma di ankh. Io l’ho ringraziato, e lui mi fa – Sai come si chiama quel simbolo? – io gliel’ho detto, e lui ha annuito ripetendone il nome con una pronuncia sicuramente migliore della mia.
- E sai cosa significa? – mi ha chiesto ancora. Gli ho detto anche quello, e lui continuava ad annuire soddisfatto.
- I re della mia terra si facevano raffigurare con questo in mano. Non so se ti è mai capitato di vedere delle statue nei musei, o delle pitture. Lo impugnavano anche come segno del loro potere – era molto fiero nel dirlo, anche un po’ malinconico. Dopo qualche altra considerazione sull’ankh, mi ha chiesto come mi chiamassi e in che data fossi nata. A quel punto si è messo a fare dei calcoli numerici strani, con me che lo guardavo un po’ perplessa: dopo aver finito pareva dispiaciuto, e mi ha detto – Tu sei una persona che riuscirà a fare tutto quello che desidera nella vita, ma dovrai fare il triplo della fatica che fanno gli altri – aveva un atteggiamento quasi fatalista – Anch’io sono così. Quelli come noi devono sudare sette camicie e sforzarsi per ottenere quello che gli altri hanno senza problemi particolari. Non intendo che si abbiano disgrazie, o cose gravi. Però quello che la maggior parte delle persone riesce ad avere quasi subito, quelli come noi devono sforzarsi più volte per averlo. Come un fastidio. Ma alla fine ci riescono -
E datomi questo confortante pronostico, mi ha salutata gentilmente e ha proseguito per la sua strada.
Dopo qualche anno mi viene da chiedermi, nonostante mi ritenga fortunata per molte cose…non è che l’egiziano aveva ragione?
La storia di Agnes Browne 2009, Novembre 16
Posted by Narelen in Film.Tags: Agnes Browne, Dublino, Film, Recensioni
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Visto oggi per intero insieme a mia mamma, che era curiosa di vederlo dopo aver letto i romanzi dedicati al personaggio.
La storia di Agnes Browne è un film del 1999 diretto da Anjelica Huston, che interpreta anche la protagonista. Agnes è una donna di Dublino appena rimasta vedova, con sette figli. Ogni giorno vende frutta e verdura al mercato, e si districa tra prestiti e problemi sempre con buonumore e forza di andare avanti, riuscendo anche a sognare, nonostante tutto. Sua amica di sempre é Marion, che riesce sempre a tirarla su di morale e a farle comprendere che la vita ha ancora tanto in serbo per lei, ad esempio la storia con il francese Pierre…
Un film carino, che ricalca fedelmente il romanzo da cui è tratto (Agnes Browne Mamma, di Brendan O’ Carroll). Piacevole da vedere ma piuttosto lineare nella regia e nello svolgersi della trama: alla fine si tratta di giustapposizioni delle scene principali del romanzo, senza slanci particolari da parte degli attori che sembra davvero stiano recitando una parte imparata a memoria.
Si vede che il romanzo è stato molto amato dalla regista per le atmosfere e per quello che rappresenta, ovvero il ritratto di una donna particolare in un contesto ben preciso, e infatti non si tratta altro che di una trasposizione in immagini del romanzo, senza che si senta il passaggio da un media all’altro. Un passaggio che sarebbe stato necessario, perché scrittura e cinema hanno tempi diversi e linguaggi diversi, nonostante possano contaminarsi a vicenda.
Un film tiepido, quindi, anche se apprezzabile da chi conosce Agnes Browne attraverso i romanzi. Non credo potrebbe interessare come opera di per se stessa.
Highlander 2009, Novembre 15
Posted by Narelen in Film.Tags: Brontolo, Cult, Film, Highlander, Recensioni
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Ho rivisto Highlander dopo un bel po’ di anni.
Che dire? La storia di fondo è sempre bella, ma alla fin fine non è stata sviluppata granché, e me ne sono resa conto nuovamente con questa visione che presuppone un po’ del “senno di poi”. E sì che non sono schizzinosa con i film d’avventura…mi è piaciuto “Il Re Scorpione”, insomma…
Stando a sentire Gregory Widen, creatore dell’idea originale che scrisse quando studiava all’UCLA (e quando a quanto pare moltissimi ragazzi potevano vedere i loro progetti divenire realtà…altro che questi anni in cui ti tolgono persino la voglia di iniziare a creare qualcosa perché tanto l’arte non paga), praticamente gli hanno snaturato tre quarti di storia (ovviamente lui non l’ha detta proprio così, ma nell’intervista presente negli speciali si capiva lontano un miglio che non era proprio felice felice) a partire dal personaggio di Kurgan che è diventato una sorta di macchietta comica, il classico cattivo perverso senza ragione.
Direi di aver apprezzato solo la parte del film che riguarda il passato di Connor in Scozia e il suo addestramento con Ramirez (ma quanto è affascinante Sean Connery?), a parte una castroneria che riguarda l’origine della katana che quest’ultimo dona a Connor (cavoli, non lo sapevo che esistessero delle katana simili sin dal VI secolo a.C.) e che si cerca di rappezzare più avanti nella storia, con lo stupore dell’esperta di spade che a quanto sembra segue Connor solo per capire com’è possibile che esista una katana di quel periodo (questione di cui poi non le frega più niente d’improvviso). Ah, e poi ovviamente in quel periodo (VI secolo a.C.) un nobile giapponese avrebbe dato la principessa sua figlia in sposa ad uno straniero senza battere ciglio, anzi, avrebbe anche forgiato una katana unica per il genero. No comment. Se qualcuno mi illumina su questo punto e mi farà scoprire come funzionavano le cose nel VI secolo a.C in quello che sarà il Giappone, ascolterò volentieri. Magari era tipico mischiarsi con gli stranieri, ma la spada con 200 strati continua a non tornarmi.
Vabbé, pignoleria a parte, il film ha i suoi anni e si vedono tutti, soprattutto nella parte ambientata nell’era moderna e in qualche scena ambientata nel passato. Tralasciamo gli effetti speciali, che sono giustificabili in un film degli anni ‘80 (ma potevano almeno sforzarsi di sistemare qualcosa nella versione blu ray…nella scena finale, quando c’è Connor che fluttua tra i fulmini, ad un certo punto si vede la corda che lo tiene sospeso), ma ci sono proprio delle ingenuità e degli attimi di commedia di fondo nella versione filmica che tolgono molto pathos a quella che sarebbe potuta essere una storia bella e tragica. E che a quanto pare nelle intenzioni del suo autore doveva essere tale. Non capisco a cosa servano scene inutili e ridicole, come il primo nemico incontrato da Connor nell’era moderna che fa delle piroette inutili nel parcheggio sotterraneo, o la folle corsa in macchina di Kurgan con Brenda, o la scena del duello alla fine del ‘700.
Insomma, alla fine, tranne che per qualche momento di commozione legato sempre alla storia “scozzese” di Connor MacLeod, è un film che fa sorridere parecchio. Forse siamo divenuti troppo smaliziati, ma certe cose davvero non si possono vedere. Resta poi il fatto che é diventato un cult per la splendida idea di fondo e per la colonna sonora dei Queen. Io mi sono sempre limitata a vedere questo primo film (ho sentito dire peste e corna dei seguiti), con una punta di curiosità che mi rimane per la serie televisiva.
Ho letto in giro per la rete che si vorrebbe ricominciare da capo tutta la saga, rifacendo in toto questo film del 1986, ma non ne so poi moltissimo se non che ci starebbero lavorando sopra gli stessi sceneggiatori di Iron Man. Speriamo in bene, dato che la storia mi ha sempre affascinata ma che questo film non mi ha mai soddisfatta del tutto.
L’Imperatore e l’Assassino 2009, Novembre 8
Posted by Narelen in Film.Tags: Cina, Film, Recensioni, Wuxia
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L’Imperatore e l’Assassino é un film del 1999 diretto dal regista cinese Chen Kaige.
Cosa dire? L’ho visto questo pomeriggio e trovato meraviglioso. Nella classifica delle mie preferenze in quanto a film sul genere, si posiziona subito dopo Hero. Uno di quei film che alla fine della proiezione ti lasciano ammutolito per qualche istante, sino a che non sorge spontaneo commentare “che bello”.
La storia é quella del progetto di colui che diventerà primo imperatore della Cina, il sovrano di Qin, Ying Zheng. Il suo sogno è quello di riunire sotto un unico regno tutti e sette gli stati che formavano la Cina del periodo (III secolo a.C.), mettendo così fine una volta per tutte alle guerre incessanti che infuriano da più di cinquecento anni. Un sogno che passa per la guerra e la distruzione di tutti gli altri stati, anche se inizialmente il sovrano di Qin intende risparmiare la popolazione.
La sua concubina, una donna di Zhao che è sempre stata insieme a lui sin dall’infanzia, quando Ying Zheng non era altro che un ostaggio nel regno di Zhao, è affascinata dal suo progetto, in quanto porrebbe fine al terrore e alla violenza della guerra continua. Decide quindi di aiutarlo a far capitolare uno degli ultimi regni ancora liberi, quello di Yan, infiltrandosi come spia e organizzando il suo assassinio, che diverrebbe pretesto per muovere guerra anche a Yan. L’uomo prescelto per uccidere il sovrano di Qin é Jing Ke, un ex sicario che ha deciso di non uccidere più nessuno, e che vive come un vagabondo nel regno di Yan.
Ben presto tuttavia la violenza e il discostarsi sempre di più dai propositi iniziali del sovrano di Qin, che sfociano nella distruzione del regno di Zhao e con il massacro di tutti i bambini per semplice vendetta, fanno decidere alla donna di rivelare il piano segreto e di operare in modo che l’assassinio divenga reale, e non semplice farsa.
Come sia andata poi la storia lo si sa. Ying Zheng riuscirà nel suo intento e diverrà il primo imperatore della Cina, unificata sotto un unico sovrano.
La storia è condotta soprattutto attraverso i rapporti tra i molti personaggi che animano questo film: più che l’insistere nelle battaglie, che pur ci sono ma come commento alle decisioni prese dai potenti, l’attenzione è focalizzata sugli uomini e le donne. Il sovrano di Qin é un uomo che appare inizialmente schiavo del suo ruolo, circondato da persone che non fanno altro che ricordargli il sogno di unificazione dei suoi predecessori. Il suo rapporto con la donna di Zhao sembra essere per lui l’unico modo per ricordare chi sia veramente, un uomo che un tempo era stato un giovane semplice e felice della vita, pur non avendo niente, qualcuno che inseguiva una speranza. Egli ricorda costantemente alla concubina quanto fossero stati belli i vecchi tempi, anche se si trovavano in condizioni di necessità. Il procedere del suo disegno, tuttavia, e la scoperta degli intrighi di palazzo provenienti dalla sua stessa madre, lo portano a non fidarsi più di nessuno e ad avere paura. Ed è la paura a farlo divenire violento e spietato nei confronti di coloro sui quali ha potere. In preda ad emozioni che non riesce a controllare, comincia ad agire non come un sovrano illuminato, ma come un pazzo che non sopporta di essere rifiutato da nessuno. Una figura tragica, che se inizialmente risulta convincente, diviene poi deprecabile, e quindi degna di pietà. Alla fine, egli rimane completamente solo: i suoi uomini non alzano un dito per aiutarlo, quando sta per avvenire l’attentato, e la donna di Zhao gli volta le spalle, senza indulgere nei ricordi che egli tenta di risvegliare nel suo animo ferito dalle illusioni spezzate.
La concubina è una figura di donna coraggiosa e dolce, che non esita a farsi anche del male pur di aiutare colui che ammira e che forse ama, sempre nella speranza di far cessare una volta per tutte la guerra. Ella sogna un sovrano che ami tutte le genti riunite sotto il suo comando, che le protegga, che renda il mondo un luogo sicuro. Il suo incontro con Jing Ke, tuttavia, farà vacillare le sue certezze. Si trova di fronte un uomo tormentato dal suo passato, che non vuole essere quello di cui la donna ha bisogno. Quando si troverà di fronte alla strage dei bambini del regno di cui è originaria, strage che aveva tentato di evitare pregando il sovrano di Qin di dimostrarsi magnanimo salvando i piccoli che il sovrano di Zhao aveva deciso di sacrificare, la donna di Zhao non esiterà nel non riconoscere più nel sovrano quel giovane pieno di buoni propositi che aveva deciso di seguire.
Jing Ke, l’ex sicario, è un personaggio rassegnato, al quale non sembra importare più nulla della sua stessa vita. Vive ai margini della società, colto da un rimorso inestinguibile per la sua ultima missione, lo sterminio di un’intera famiglia di fabbri che ha condotto al suicidio la più giovane della famiglia, una ragazza cieca. Finisce per affezionarsi alla donna di Zhao e ad instaurare con lei un rapporto di comprensione reciproca che sfocia nell’amore. Il desiderio di una vita normale, che possa riparare al passato, é il sogno che lo spinge.
Ci sono molti altri personaggi, tutti a loro modo interessanti e toccanti: il primo ministro Lu Buwei, la regina madre del regno di Qin, il marchese a lei legato, il principe del regno di Yan. La storia di ognuno di loro si intreccia con quella di tutti gli altri personaggi, creando un quadro perfetto. E’ un film di due ore e mezzo, dai ritmi lenti, eppure lo si segue con passione, alternando attimi di profonda commozione ad attimi di indignazione. Splendidi costumi, tema principale della colonna sonora toccante.
Una visione consigliatissima, per chi ama la storia della Cina e i film storici in generale. Questo film mi ha dato esattamente quello che mi aspettavo dal più recente La battaglia dei Tre Regni.
Beowulf 2009, Novembre 8
Posted by Narelen in Film.Tags: Beowulf, Blu Ray, Cinema, Film, Recensioni
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Fra ha fatto entrare in casa un nuovo ospite fisso…un lettore blu ray e, appollaiato sopra di questo, uno schermo full hd. Incredibilmente, ora sopra la mia scrivania c’è più ordine di prima, dato che per fare spazio al 22 pollici abbiamo dovuto fare le pulizie di primavera. Temevo che la mia camera avrebbe finito per assomigliare al rifugio di un otaku, ma siamo ancora a livelli di guardia
Ma parliamo del primo film che abbiamo preso per vedere le potenzialità di questo formato blu ray. Beowulf, di Robert Zemeckis. Un film che ho sempre snobbato abbastanza per via della tecnica con cui è stato girato, e che temevo avrebbe fatto apparire i protagonisti finti e plasticosi oltre ogni limite. Tra me e me pensavo ‘ mah, l’ha sceneggiato Neil Gaiman, qualcosa di buono dovrebbe pur avere ‘, però i pareri piuttosto tiepidi di chi l’aveva visto non mi avevano fatta correre al cinema.
Invece, dopo aver abituato l’occhio all’aspetto dei personaggi, il senso di ‘ finto ‘ finisce per svanire, e si comincia a seguire soprattutto la storia. La trama principale da cui tutto prende il via è quella della leggenda ben nota: l’eroe Beowulf che lotta contro il mostro Grendel. Ma la storia poi si sviluppa in un modo che non ci si aspetterebbe: diviene una riflessione sulla fragilità degli uomini, pronti a perdere se stessi per amore del potere e della gloria, e del senso di vuoto che deriva dalle decisioni errate su cui non si può tornare indietro. Diviene un ritratto malinconico di un re che un tempo era stato soprattutto un eroe arrogante, ma dotato di vera forza e di una sorta di purezza interiore ormai persa.
Un film che dopo la parte iniziale diviene soprattutto riflessione: l’azione prosegue anche nella seconda parte, ma i suoi scopi divengono più legati alla disperazione e alla stanchezza che alla ricerca della gloria. Bella ricostruzione dell’atmosfera dell’epoca, e appropriati i diversi momenti in cui il giovane eroe si vanta di fronte a tutti delle proprie imprese, esagerandone la portata. Beowulf inizialmente è soprattutto questo: uno sbruffone che si fa bello della propria forza e del proprio entusiasmo giovanile, deciso a combattere ad armi pari i mostri che incontra tanto da affrontare Grendel nudo, indignato di fronte all’evidente reticenza della regina nel seguire le voglie del vecchio consorte, eppure pronto a seguire gli stessi errori del re.
Beowulf é un eroe che viene indagato nel suo momento di gloria e nel momento in cui non gli resta altro che la sua leggenda e una vita in cui ha ottenuto tutto quel che desiderava, accorgendosi che alla fin fine, come dice lui stesso ad un giovane nemico che vuole ucciderlo, lui non può essere ucciso perché é già morto molto tempo prima, quando era giovane. Ed è stato il momento in cui ha scelto di cedere al compromesso a stabilire la sua morte come eroe puro interessato soprattutto all’impresa in se stessa.
La figura di Grendel è spaventosa ma allo stesso tempo pateticamente tragica: una creatura già rifiutata ancor prima di nascere, che trova consolazione solo nella tenerezza della madre mostro, confinata in una caverna. Quella stessa madre che per portare avanti la sua vendetta che sembra includere l’intero genere umano non esita nel ripetere all’infinito lo stesso gioco di seduzione e distruzione con coloro che decidono di affrontarla. Ma di tale creatura, oltre che la bellezza, rimane impresso il grido atroce di fronte alla morte del figlio. Questo l’ha soprattutto caratterizzata ai miei occhi.
Altra donna che rimane una costante nella narrazione é la regina, personaggio silenzioso e dalla profonda dignità, costantemente a disagio di fronte all’incuria e alla spensieratezza dei suoi sudditi, custode dei segreti degli uomini cui è affiancata, tragica nella sua saggezza ed impotenza di fronte alle tragedie che colpiscono il suo regno.
Insomma, un film che vale la pena vedere, superata la prima strana impressione per la tecnica con cui è girato. Molto più malinconico e aperto alla riflessione di quanto avrei pensato.
Romanzi per bambini 2009, Novembre 6
Posted by Narelen in Libri.Tags: Letteratura, Libri, Ragazzi, Riflessioni
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Ultimamente mi capita di sentire parlare di romanzi per bambini o per ragazzi, sia su Anobii che in generale come discorso colto nelle librerie che frequento.
Personalmente, credo che un buon romanzo per ragazzi sia qualcosa di prezioso da leggere a tutte le età. Per buon romanzo intendo un’opera ben scritta, con una trama ben congeniata, per quanto semplice possa essere. Perché i bambini e i ragazzi (sto pensando a lettori sino a 12/13 anni circa) non sono affatto stupidi. Sarebbe una scemenza credere che alle persone di quell’età interessi leggere solo di amori adolescenziali o manualetti su come comportarsi in diverse situazioni sociali (anche se quel genere può essere molto divertente). Quando si legge si cercano storie, viaggi in un altro posto, che può essere anche la nostra realtà quotidiana ma vista dallo sguardo di qualcun altro che ce ne fa cogliere aspetti diversi. E’ impossibile trovare un libro che non piaccia, e per tutti c’è qualcosa di interessante o stimolante da leggere. Ma sarebbe sbagliato credere che a una certa categoria di lettori interessino cose malfatte perché sino ad una certa età non si possono avere chissà che pretese di comprensione di buona letteratura.
A volte nelle librerie rimango perplessa vedendo nel reparto per ragazzi romanzi, nella stragrande maggioranza dei casi fantasy, che secondo me potrebbero starsene tranquillamente insieme agli altri del genere, nello spazio apposito. Trovo che abbia senso dividere i libri per l’infanzia vera e propria da quelli per adulti, perché solitamente quel tipo di ambiente nelle librerie è anche più a dimensione di bambino, e crea magari un contrasto di colori e forme che gli sono più congeniali (sto parlando del lato prettamente visivo della cosa). Ma nel caso di romanzi per ragazzi, non vedo tutta questa necessità. Da una certà età in poi si può leggere di tutto. Non importa che certi concetti non si comprendano o che un libro rimanga indigesto perché forse non era il momento di leggerlo (io ad esempio credo che non riprenderò mai più in mano I Viaggi di Gulliver, che tentai di leggere a 12 anni e che poi con l’università ho appreso essere un testo importantissimo per la letteratura…ma ormai mi ero rovinata con la prima impressione. Forse avrei dovuto evitare la versione integrale). L’esperienza rimane, ci si abitua alla lettura.
Così come non dovrebbe essere strano per un adulto leggere dei testi per ragazzi. Valutandoli per quello che sono e quindi ponendosi con un certo atteggiamento. Non con condiscendenza, ma con comprensione delle caratteristiche che un determinato tipo di letteratura possiede. Non avrebbe senso dire che un romanzo per ragazzi è brutto perché si rivolge a quel tipo di pubblico. Se é brutto, deve esserlo per altri motivi: una scrittura pessima, una storia che non sta in piedi o condotta male. Un romanzo che sarebbe brutto in ogni caso, insomma.
Nel caso di romanzi non adatti ai ragazzi, in cosa consiste esattamente il non essere adatti? Nelle scene cruente? Nei temi scottanti? A parte che io non credo nell’influenza negativa di romanzi, fumetti e videogiochi, perché immagino che vi siano sempre dei problemi a monte molto più complessi nelle persone che compiono gravi errori, basta accendere la tv o sfogliare riviste anche classificate come ‘per famiglie’ e si vede di tutto di più. Quindi sarebbe ipocrita dire ‘no questo libro non è adatto a mio figlio perché muore tanta gente’. Poi, d’accordo, certi temi sono molto complicati ed è necessario avere un livello di maturità più alto per leggerli nel loro giusto contesto e valore.
Ci sarebbe molto da dire su questo argomento, e come mio solito i miei sono pensieri fluttuanti, spunti di riflessione. Quello che dico spesso è che i bambini non devono essere trattati come creature che non possono arrivare a certi livelli, ma come persone. Con le loro esigenze, con la loro necessità di essere tutelati, ma con il riconoscimento che hanno un’intelligenza e la capacità di comprendere più di quanto non si pensi, a volte. Così come gli adulti non dovrebbero pensare che semplicemente non si possono più leggere cose adatte a ragazzini perché ai loro occhi apparirebbero brutte in ogni caso.
Leggete, leggete di tutto e quello che vi piace. Non fermatevi ai bestseller che vi schiaffano come muri appena entrate nelle librerie. Leggete anche quelli, ma abbiate la gioia di sapere che non è tutto lì. Se a 13 anni vi piace l’Ulisse di Joyce, forse non lo capirete del tutto, ma lo rincontrerete più avanti e sarà come trovare un amico che ci ha atteso con pazienza per commentare delle esperienze di vita che nel frattempo avremo fatto.
Newgrange 2009, Novembre 6
Posted by Narelen in Musica.Tags: celtica, Irlanda, Lyrics, Musica, Newgrange, Suggestioni
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Una canzone che parla del luogo che sono andata a visitare più o meno un mese fa in Irlanda. Che dire? Mi è rimasto talmente impresso che quando l’ho sentita ho pensato che chi l’ha scritta ha davvero colto quale suggestione riesca a trasmettere questo posto. Della canzone, che originariamente credo sia dei Clannad, esiste anche una versione di Celtic Woman.
NEWGRANGE
There is a place on the east
Mysterious ring, a Magical Ring of Stones
The druids have lived there once they said,
forgotten is the race that no-one knows.
Chorus:
Rum de rum ‘rud a derimo
Rum de rum ‘rud a derimo
The circled tomb of a different age
Secret lines carved on ancient stone.
Heroic Kings laid down to rest
Forgotten is the race that no-one knows.
Wait for the sun on a winter’s day
and a beam of light shines across the floor.
Mysterious ring, a Magical Ring.
But forgotten is the race that no-one knows.
Bastardi senza gloria 2009, Novembre 4
Posted by Narelen in Film.Tags: Cinema, Film, Quentin Tarantino, Recensioni
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Con lo sfogo dell’ultima volta, ho lasciato passare in secondo piano il commento su questo film di Quentin Tarantino. L’ho trovato molto bello, un film davvero piacevole da vedere per la maestria con cui é girato, per i dialoghi eccezionali, scorrevoli e complessi allo stesso tempo, e per la bravura di tutti gli attori, senza eccezione. Un plauso particolare va tuttavia a Christoph Waltz, a Diane Kruger e Mélanie Laurent.
Un film crudo, certo, perché parla di un periodo crudele e di gente crudele. Non c’é pietà né viene risparmiato alcun particolare disgustoso (ad esempio, quando il capo della squadra dei Bastardi dice che vuole i suoi scalpi, non é affatto in senso figurato, come si vedrà in delle sequenze successive). La trama si sviluppa in modo assolutamente non banale e con degli incastri di tempi e di descrizione degli ambienti e dei personaggi magistrali.
Bellissimi i due personaggi femminili, ancora una volta con questo regista ci si trova di fronte a delle donne che non sono semplicemente in funzione dell’eroe uomo, ma delle protagoniste. E non si tratta delle solite protagoniste fatte con lo stampino.
Forse si potrebbe obiettare che alcune scene sono effettivamente troppo lunghe, ma le ho trovate adatte all’immersione nell’ ambiente e alla preparazione delle scene d’azione che tendono ad arrivare, come un climax, dopo di esse. Inoltre, come già detto, i dialoghi sono scritti benissimo ed è un piacere ascoltarli. L’insistenza sui piccoli gesti quotidiani e sulla gestualità e modo di porsi dei protagonisti non fanno altro che descrivere a tutto tondo dei personaggi.
Interessante anche per i cinefili la forte presenza delle atmosfere dei cinema dell’epoca. Una delle protagoniste é proprietaria di una sala cinematografica e quindi la vediamo muoversi in questo tipo di sfondo molto suggestivo.
Piccola nota: gran parte del film è parlata in tedesco, ma ci sono i sottotitoli.