Una notte da leoni 2009, Luglio 3
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Film senza troppe pretese, con un cast di attori (a me) semisconosciuti e una comparsata di Mike Tyson, Una notte da leoni é il classico film che si va a vedere per farsi quattro risate senza impegno. Una sorta di versione americana dei cinepanettoni italiani. Quattro amici vanno a Las Vegas per l’addio al celibato di uno di loro. Lanciatissimi per una notte di follie, si risveglieranno nella suite del loro hotel messa sottosopra, con una tigre in bagno, un neonato nello sgabuzzino, e nessun ricordo di cosa abbiano combinato la sera prima. E, peggio del peggio, uno di loro, il futuro sposo, è scomparso. Quindi si assiste alle rocambolesche vicende del gruppetto di tre scemi che cercano di ricostruire cosa abbiano fatto la notte precedente, per ritrovare l’amico scomparso. E vengono fuori scoperte assurde su cosa abbiano fatto in quel lasso di tempo che è rimasto come un buco nero nel loro cervello.
Comicità spesso volgare ma che strappa nonostante tutto il sorriso e anche qualche grassa risata. Basata sull’effetto sorpresa e straniamento che provano gli sventurati nell’imbattersi in situazioni assurde e quasi surreali che sono state provocate da loro.
Un film carino per trascorrere una serata in allegria. Ogni tanto ci vogliono anche film così.
Transformers: la vendetta del Caduto 2009, Luglio 3
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Film che ha avuto un successone e che ha riportato in auge i cari vecchi robot trasformabili della Hasbro. Incredibile come si stiano riesumando pian piano tutte le serie animate e i giocattoli degli anni che furono traendone dei film che spesso divengono dei blockbuster. Fa piacere, certo, perché chi ha una certa età vede realizzarsi i suoi sogni di bambino. E fa piacere anche perché i bambini di oggi scoprono ambientazioni e personaggi affascinanti e trovano un punto in comune con le ‘vecchie’ generazioni.
Secondo capitolo della saga cinematografica dei Transformers, intitolato, con una traduzione esatta ma un po’ bruttina La Vendetta del Caduto. Gli Autobot ora lavorano al fianco di una squadra speciale dell’esercito per tenere al sicuro gli esseri umani dai Decepticon. Sam, protagonista del primo film, vive la sua vita cercando di essere un normale ragazzo alle prese con l’esperienza del college e con il rapporto con la sua ragazza, Mikaela (a proposito…io rimango ogni volta sconvolta dalla bellezza di Megan Fox). Ma il suo destino non è quello di poter vivere ignorando la lotta tra le due fazioni che già lo sconvolse nel primo capitolo.
Un film spettacolare ed epico, che si snoda in diverse location molto affascinanti, come l’Egitto e Petra. Pieno d’azione, di umorismo e di effetti speciali favolosi. Con un buon ritmo. Ma decisamente troppo lungo! Si sarebbero potute ridurre molte scene, a mio parere, ci si mette troppo ad arrivare alla conclusione di diversi tratti del film. E quando al cinema si comincia a pensare ‘cavoli, ma non finisce più?’ vuol dire che tutto sommato qualcosa non funziona come dovrebbe…un film dovrebbe farti dimenticare quanto tempo sta trascorrendo.
Ammettiamolo. Questo film si va a vedere per i Transformers in se stessi, sono una gioia per gli occhi vederli mutare con la fluidità e la possenza che riescono a trasmettere gli effetti speciali. Che poi ci sia sotto una trama carina è un altro discorso, un valore aggiunto al film. Il divertimento c’è, ed è questo a mio parere che promette una pellicola del genere. C’è anche un certo elemento di meraviglia, anche se limitato, ed eroismo quanto basta. Un buon film, che da’ esattamente quello che uno spettatore che va a vederlo si aspetta.
Terminator: Salvation 2009, Luglio 3
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Quarto film della serie, che va ad aggiungere un nuovo capitolo alla lunga storia della lotta degli esseri umani contro Skynet e le macchine. In Terminator: Salvation troviamo un John Connor leader spirituale della Resistenza, costretto a combattere anche con le priorità dei suoi alleati umani. E troviamo un uomo che si risveglia in un futuro che non riconosce, dopo essere stato condannato a morte ed aver donato il suo corpo alla scienza…e che scoprirà suo malgrado cosa la scienza e la tecnologia abbiano fatto al suo corpo.
Un film prettamente d’azione, come ci si può aspettare. Un po’ confusi i concetti del viaggio nel tempo e della necessità di salvare qualcuno preventivamente perché il passato possa mutare il futuro senza speranza che aspetta i protagonisti e il loro mondo. Una recitazione senza infamia e senza lode, bella suggestione con un futuro sporco e pieno di terrore, in un pianeta devastato dalle macchine ove resistono, tra le macerie di una civiltà, gruppi di esseri umani divisi dagli spazi immensi del loro territorio.
Un film piacevole, non sempre coerente ma che offre un ennesima aggiunta ad una saga che nonostante tutto non appare datata o esaurita. Carino e più lungo di quanto ci si possa aspettare il cameo di Schwarzy.
A proposito di belle giornate e nuove esperienze 2009, Giugno 19
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Estate in città 2009, Giugno 19
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E’ da un po’ di tempo che trascorro l’estate in città, tranne che per qualche puntatina al mare di un giorno o due e una visita ai suoceri. Decisamente l’estate è cambiata rispetto a come la vivevo anni fa: quando si smette di frequentare le scuole dell’obbligo diviene una sorta di lungo periodo indefinito, non una pausa di quasi tre mesi in cui stacchi da tutto quello che ti accompagna durante l’anno.
Ricordo una storia letta su Topolino che mi colpì molto, da piccola. Purtroppo non ne ricordo titolo e autori. In questa storia Minni e Topolino per un contrattempo non riuscivano a partire per la vacanza estiva tanto desiderata, ed erano costretti a rimanere in città. Minni era disperata, mentre Topolino, che come suo solito deve essere sempre magnifico e perfettino, decideva di darsi da fare e rendere comunque bella l’estate che avrebbero dovuto trascorrere in una città deserta poichè la gente se n’era andata tutta in vacanza. Cominciava così per i due la riscoperta della città, e la consapevolezza di aver sempre snobbato quello che essa offriva durante il normale periodo dell’anno. Musei, ristoranti particolari, i teatri, angoli nascosti mai notati prima.
Mi è tornata in mente perché sempre più spesso passo le mie estati in città. E’ finito il tempo in cui stavo un mese a Jesolo. E forse ci sarebbero tante cose da fare, tanti luoghi vicini, da poter raggiungere in giornata, da vedere. Tanto da conoscere della mia stessa città. Qualche anno fa avevo iniziato a girarmi i musei di Venezia (e forse non basterebbe una vita per conoscere tutti gli angoli e le suggestioni di una città come lei) ma poi per questioni di tempo e di impegni non mi è più stato possibile. Tuttavia, anche Marghera e Mestre andrebbero riscoperte dai loro cittadini. Ieri hanno “liberato” la Torre di Mestre, parte dell’antico castello, dagli edifici piuttosto brutti che in parte la celavano. E quindi l’attenzione si è focalizzata sulla storia della città, tutti sembrano essersi accorti che qualcosa di bello c’è anche in questo posto, solitamente accusato di essere una brutta città. Un buon segno.
Vorrei quindi invitare chi si trova a trascorrere l’ennesima estate in città a non disperare, invidiando chi se ne sta sdraiato su qualche spiaggia o su qualche prato montano. Possiamo vivere qualcosa di bello anche noi che restiamo in città, basta guardare tutto con nuovi occhi.
Punto della situazione 2009, Giugno 6
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Ovvero, raccontiamo un po’ di fatti miei su quello che mi sta succedendo in questi ultimi tempi.
Da metà maggio ho iniziato uno stage in un’azienda che si occupa di consulenza di organizzazione aziendale. Cambiano i ritmi, cambia la necessità di concentrazione e di apprendimento durante il giorno, ci sono continuamente cose da imparare e piccole sfide con se stessi che non sempre si riescono a vincere. E critiche costruttive che pungono dentro di te, ma che allo stesso tempo senti di apprezzare perché sinceramente mirate e renderti migliore. Ma si cresce, e questo è l’importante. Con la consapevolezza e la speranza che si potrebbe trattare della strada giusta per iniziare a costruire qualcosa…una strada inaspettata, che non avresti mai immaginato per te visto il percorso svolto sino ad ora, ma che ti piace.
Continuo a leggere e a scrivere, anche se un po’ a rilento visti i nuovi ritmi a cui è necessario abituarsi. Continuo a dividere felicemente la quotidianità con Francesco e i miei genitori. Continuo ad uscire con gli amici e a giocare ai gdr. Continuo a vivere, decisamente più serena rispetto a un po’ di mesi fa, quando iniziavo davvero a pensare di non riuscire a trovare un posto per me nel mondo del lavoro, e a credere che fossi io ad avere qualcosa che non andava da quel punto di vista.
Ecco il punto della situazione, cosa un po’ strana in questo blog dove di solito parlo di film e libri.
Angeli e Demoni 2009, Maggio 24
Posted by Narelen in Film.Tags: Cinema, Film
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Il romanzo mi era piaciuto, per via del ritmo frenetico e della sorta di gioco di interpretazione e scoperta che proponeva. Il film non é male, ma tende ad essere troppo lento, e ad apparire insolitamente lungo allo spettatore.
Il professor Langdon viene nuovamente chiamato dal Vaticano per cercare di scoprire dove si trovino quattro cardinali, i più probabili successori al soglio pontificio, rapiti dagli Illuminati allo scopo di ucciderne uno all’ora, sino alla mezzanotte del giorno in questione, in concomitanza con l’inizio del Conclave. Mi é parso strano che questa vicenda sia intesa come successiva a quanto narrato ne ‘Il Codice da Vinci’ semplicemente per una questione di ordine di pellicole cinematografiche. Anche se fosse stato un prequel, che male ci sarebbe stato? Comunque, non si fa alcun riferimento a ‘Il Codice da Vinci’, se non menzionare il fatto che Langdon abbia già avuto a che fare con il Vaticano e se lo sia in un certo qual modo inimicato (e te credo…).
Per il resto, qualche cambiamento in fatto di trama é stata decisamente una buona scelta, almeno in quella che era la scena più ridicola del romanzo, (scena che sembra essere rimasta più impressa a chi l’ha letto proprio per l’assurdità). In altri casi, forse non si é voluta tirare troppo la corda, e quindi si é cercato di rendere meno forte una delle questioni più spinose del romanzo. Il risultato non é malvagio, ha una sua coerenza nell’economia della trama del film.
Insomma, un film tutto sommato carino. Mi è piaciuto vedere le espressioni sgomente o pietose del personaggio Langdon di fronte alle atrocità cui si trova ad assistere, cosa che nel romanzo non avevo recepito così bene. Mi è parso più umano. Per quanto riguarda il messaggio, la Chiesa tutto sommato ne esce fuori bene, con dignità, come viene ripetuto più volte nel film quando sembra che tutto stia per andare in rovina.
Un film rallentato dalle mille spiegazioni storico simboliche che stanno alla base della ricerca, che fa desiderare di vedere Roma (a proposito…sembra che le chiese di Roma siano tutte in restauro e che comunque sia possibile entrarci ad ogni ora senza problemi) per scoprire se davvero esiste il percorso degli Illuminati attraverso gli altari della Scienza. Non divertente come il romanzo, ma decisamente sufficiente.
Star Trek 2009, Maggio 16
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Sarebbe impossibile parlare per bene di questo film senza dare degli spoiler enormi sulla trama. Ma sono proprio quelle che risulterebbero essere delle rivelazioni che potrebbero rovinare il film a chi ancora non l’ha visto ad essere il punto cruciale di questa pellicola. Perché si tratta di cose che potrebbero far infuriare i vecchi fan, oppure, come nel caso del mio ragazzo che ama da sempre Star Trek, potrebbero lasciare inizialmente sgomenti salvo poi riflettere sul fatto che non è poi così male una trovata del genere. Dare una svolta ad una serie ormai entrata nella leggenda richiede coraggio, e dargliela nel modo giusto richiedere genio e bravura.
In questo film, intitolato semplicemente Star Trek, ci sono entrambe. Un nuovo inizio, che rispetta perfettamente la suggestione della serie, azzeccando aspetto e carattere dei personaggi principali ma rileggendoli secondo il gusto moderno. Ma non a casaccio: ho guardato proprio oggi per la prima volta la prima puntata della serie classica, e mi sono stupita di come tutti i personaggi siano stati azzeccati. Non ci sono state esagerazioni, o tradimenti.
Una trama che scorre perfettamente, sebbene ci si possano porre delle domande più che legittime su alcuni suoi aspetti narrativi. Effetti speciali da urlo, e splendidi combattimenti giusto per sfatare finalmente l’idea che Star Trek sia una serie sostanzialmente statica. E lo spazio, sempre presente come meraviglia, come ignoto da esplorare e territorio ricco di possibilità ma anche di pericoli.
E la volontà di tagliare con il passato, quindi? C’è, ma non per questo prescinde dal passato. Questo viene ripreso nei suoi aspetti cardine, ovvero nei personaggi, nella filosofia che sta alla base del mondo di Star Trek, nell’elemento dell’esplorazione e dello spazio come meraviglioso. Quello che verrà dopo questo film necessariamente sarà un cambiamento. Ma non esclude affatto il passato che già conosciamo.
Un bellissimo film, quindi, che potrebbe anche avvicinare le nuove generazioni alla serie. Ma che dovrebbe accontentare anche gli appassionati. Ci sono delle scene da mozzare il fiato, come la prima comparsa dell’Enterprise pronta a partire dalla base. Meraviglia. E pericolo. Eroismo e sacrificio. Sono uscita dalla sala decisamente soddisfatta, e ho riscontrato la stessa sensazione in tutte le persone che erano con me, oltre che nelle espressioni degli altri spettatori.
E circa le scene incriminate, quelle che dal trailer facevano sospettare i fan che il film sarebbe stato una schifezza…beh, dico solo di non lasciarsi ingannare. Immagino che il trailer sia stato montato in un certo modo proprio per sviare gli spettatori. O comunque possono essere lette in una prospettiva interessante, come viene fatto notare in questo articolo su Fantascienza.com, che ho trovato davvero azzeccato. Fate un atto di fede e di apertura mentale ed andatelo a vedere, quindi. Non ve ne pentirete.
Wolverine 2009, Maggio 8
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Wolverine – X-Men le Origini. Visto ieri sera, in una sala praticamente deserta che avrà contato una decina di persone (non che il contesto influenzi la visione, ma la cosa mi ha colpita un po’…forse era perché si trattava del secondo spettacolo).
Wolverine, almeno secondo la mia opinione, é uno dei personaggi più carismatici dell’universo Marvel. Se ne poteva trarre un film davvero epico e memorabile. Caratteristiche che questa pellicola avrebbe potuto avere, e che cerca di raggiungere in alcuni momenti, ma che non riesce a trasmettere.
Vengono ripercorse le origini del mutante canadese, dalla sua infanzia sino alle esperienze che lo vedono partecipare alle principali guerre del Novecento, in compagnia del fratello Victor. Molto carina l’idea di far scorrere velocemente le scene belliche per rendere l’idea del tempo che passa senza esigere dal mutante tributi in quanto ad invecchiamento. Per quanto riguarda le differenze rispetto alla versione a fumetto, non conosco così approfonditamente le vicende di Logan da poter enumerare tutte le ‘licenze’ che il film si é preso: qualcuna l’ho notata, ma non mi ha dato fastidio in quanto la narrazione funzionava bene, senza buchi né incoerenze. E non sono il tipo che urla allo scandalo se un film non rispetta la trama originale di qualcosa (a parte ‘Troy’, ma vabbé…)
Il film narra dell’esperienza di Logan nella squadra di mutanti messa insieme da Striker, della sua successiva decisione di allontarsene per condurre una vita normale, e dell’impossibilità di realizzare questo semplice desiderio. Vediamo quindi le dolorose fasi dell’impianto dell’adamantio nel suo scheletro, e la sua ricerca di vendetta.
In tutto questo spiccano le figure di alcuni personaggi Marvel ben noti, come un giovanissimo Ciclope, Gambit (finalmente…era dal primo film degli X-men che lo aspettavo), Sabretooth e Deadpool. Tra questi, quello meglio approfondito é Sabretooth, ovviamente, indagato nella complessità del suo rapporto con il fratello James. Gambit viene reso molto bene dall’attore, ma non ha poi tantissimo spazio. In quanto a Deadpool, personaggio che non conoscevo, mi è stato detto che la versione del film non c’entra praticamente nulla con quella fumettistica. A me ha fatto abbastanza impressione nella sua apparizione, e in questo senso ha funzionato nell’economia della trama.
Dunque, com’é questo film nel complesso? Carino. Ma é proprio questo ‘carino’ a lasciarmi un po’ l’amaro in bocca, perché manca quel qualcosa che avrebbe potuto renderlo un gran bel film. Come negli altri film sugli X-Men, c’è una certa freddezza di fondo, un’aria come patinata dell’ambientazione e dei personaggi in generale che non riesce a colpirmi al cuore e a farmi emozionare. Cosa che credevo sarebbe successa con Wolverine.
Un film che fa trascorrere due orette piacevoli, quindi, ma nulla di più, almeno per me. Forse mi aspettavo troppo visto il fascino del personaggio e la bravura di Hugh Jackman che come al solito è perfetto nel ruolo, anche se decisamente più carino e ripulito rispetto al ‘vero’ Wolverine.
Ambientazioni fantasy 2009, Aprile 19
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Sto finendo di leggere Il Dardo e la Rosa di Jacqueline Carey, e per l’ennesima volta mi sono trovata a riflettere su uno dei problemi principali che pone il genere fantasy. L’ambientazione, uno degli scogli più ostici da affrontare ma che, se ben superato, consente davvero di scrivere qualcosa di qualità.
Per quanto mi riguarda, in qualsiasi tipo di romanzo per me la cosa più importante é l’interazione tra i personaggi e la loro psicologia, ma tuttavia riconosco che non é possibile prescindere dall’ambientazione. Ne avevo già parlato, ma ribadisco che la mancanza di un’ambientazione solida e credibile prima o poi nel corso della narrazione si paga con una sensazione di incosistenza dei personaggi stessi.
L’altro aspetto di cui vorrei parlare in questo post tuttavia é l’originalità, e il romanzo della Carey é un esempio lampante. La sua ambientazione, pur con degli elementi decisamente diversi, é un’Europa trasfigurata e perfettamente riconoscibile. La sua riconoscibilità personalmente tende a crearmi un elemento di disturbo. Che poi la narrazione e la costruzione di questo mondo alternativo sia resa bene è un altro discorso, e il motivo per cui trovo il romanzo molto bello e valido. Ma non so se questa sia la strada che preferisco. Un conto è ispirarsi ad un’ambientazione reale, per quanto riguarda culture esistenti. Ed é la strada che tendo a sostenere. Un altro ricalcare quasi del tutto qualcosa di reale, cambiando alcuni elementi cardine della società e della cultura, ma addirittura utilizzando una mappa effettiva di qualcosa di esistente (aprire il romanzo della Carey e trovarmi davanti la cartina dell’Europa mi ha fatta un po’ ridere, sinceramente. Milazza e la Serenissima, poi, mi hanno fatto cascare un po’ le braccia).
Parlo di impressione generale. Il risultato poi dipende dalla bravura dello scrittore. Ma già partire con un certo tipo di presupposti può essere il fondamento di un’opera di qualità o di un’opera in cui si è dimostrata una certa pigrizia. Perché credo sia molto più difficile inventarsi una geografia diversa da qualcosa di già pronto. Certo, si potrebbe obiettare che anche cambiare la geografia ed utilizzare come ispirazione una cultura già pronta é una soluzione di comodo. Una questione che non ha un lato giusto e uno sbagliato, quindi, ma che vede l’elemento di discrimine nelle capacità dello scrittore.
Per quanto mi riguarda, l’idea che sto iniziando ad accarezzare da qualche tempo é quella del romanzo storico. Ma ci vorranno anni.
