L’Imperatore e l’Assassino 2009, Novembre 8
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L’Imperatore e l’Assassino é un film del 1999 diretto dal regista cinese Chen Kaige.
Cosa dire? L’ho visto questo pomeriggio e trovato meraviglioso. Nella classifica delle mie preferenze in quanto a film sul genere, si posiziona subito dopo Hero. Uno di quei film che alla fine della proiezione ti lasciano ammutolito per qualche istante, sino a che non sorge spontaneo commentare “che bello”.
La storia é quella del progetto di colui che diventerà primo imperatore della Cina, il sovrano di Qin, Ying Zheng. Il suo sogno è quello di riunire sotto un unico regno tutti e sette gli stati che formavano la Cina del periodo (III secolo a.C.), mettendo così fine una volta per tutte alle guerre incessanti che infuriano da più di cinquecento anni. Un sogno che passa per la guerra e la distruzione di tutti gli altri stati, anche se inizialmente il sovrano di Qin intende risparmiare la popolazione.
La sua concubina, una donna di Zhao che è sempre stata insieme a lui sin dall’infanzia, quando Ying Zheng non era altro che un ostaggio nel regno di Zhao, è affascinata dal suo progetto, in quanto porrebbe fine al terrore e alla violenza della guerra continua. Decide quindi di aiutarlo a far capitolare uno degli ultimi regni ancora liberi, quello di Yan, infiltrandosi come spia e organizzando il suo assassinio, che diverrebbe pretesto per muovere guerra anche a Yan. L’uomo prescelto per uccidere il sovrano di Qin é Jing Ke, un ex sicario che ha deciso di non uccidere più nessuno, e che vive come un vagabondo nel regno di Yan.
Ben presto tuttavia la violenza e il discostarsi sempre di più dai propositi iniziali del sovrano di Qin, che sfociano nella distruzione del regno di Zhao e con il massacro di tutti i bambini per semplice vendetta, fanno decidere alla donna di rivelare il piano segreto e di operare in modo che l’assassinio divenga reale, e non semplice farsa.
Come sia andata poi la storia lo si sa. Ying Zheng riuscirà nel suo intento e diverrà il primo imperatore della Cina, unificata sotto un unico sovrano.
La storia è condotta soprattutto attraverso i rapporti tra i molti personaggi che animano questo film: più che l’insistere nelle battaglie, che pur ci sono ma come commento alle decisioni prese dai potenti, l’attenzione è focalizzata sugli uomini e le donne. Il sovrano di Qin é un uomo che appare inizialmente schiavo del suo ruolo, circondato da persone che non fanno altro che ricordargli il sogno di unificazione dei suoi predecessori. Il suo rapporto con la donna di Zhao sembra essere per lui l’unico modo per ricordare chi sia veramente, un uomo che un tempo era stato un giovane semplice e felice della vita, pur non avendo niente, qualcuno che inseguiva una speranza. Egli ricorda costantemente alla concubina quanto fossero stati belli i vecchi tempi, anche se si trovavano in condizioni di necessità. Il procedere del suo disegno, tuttavia, e la scoperta degli intrighi di palazzo provenienti dalla sua stessa madre, lo portano a non fidarsi più di nessuno e ad avere paura. Ed è la paura a farlo divenire violento e spietato nei confronti di coloro sui quali ha potere. In preda ad emozioni che non riesce a controllare, comincia ad agire non come un sovrano illuminato, ma come un pazzo che non sopporta di essere rifiutato da nessuno. Una figura tragica, che se inizialmente risulta convincente, diviene poi deprecabile, e quindi degna di pietà. Alla fine, egli rimane completamente solo: i suoi uomini non alzano un dito per aiutarlo, quando sta per avvenire l’attentato, e la donna di Zhao gli volta le spalle, senza indulgere nei ricordi che egli tenta di risvegliare nel suo animo ferito dalle illusioni spezzate.
La concubina è una figura di donna coraggiosa e dolce, che non esita a farsi anche del male pur di aiutare colui che ammira e che forse ama, sempre nella speranza di far cessare una volta per tutte la guerra. Ella sogna un sovrano che ami tutte le genti riunite sotto il suo comando, che le protegga, che renda il mondo un luogo sicuro. Il suo incontro con Jing Ke, tuttavia, farà vacillare le sue certezze. Si trova di fronte un uomo tormentato dal suo passato, che non vuole essere quello di cui la donna ha bisogno. Quando si troverà di fronte alla strage dei bambini del regno di cui è originaria, strage che aveva tentato di evitare pregando il sovrano di Qin di dimostrarsi magnanimo salvando i piccoli che il sovrano di Zhao aveva deciso di sacrificare, la donna di Zhao non esiterà nel non riconoscere più nel sovrano quel giovane pieno di buoni propositi che aveva deciso di seguire.
Jing Ke, l’ex sicario, è un personaggio rassegnato, al quale non sembra importare più nulla della sua stessa vita. Vive ai margini della società, colto da un rimorso inestinguibile per la sua ultima missione, lo sterminio di un’intera famiglia di fabbri che ha condotto al suicidio la più giovane della famiglia, una ragazza cieca. Finisce per affezionarsi alla donna di Zhao e ad instaurare con lei un rapporto di comprensione reciproca che sfocia nell’amore. Il desiderio di una vita normale, che possa riparare al passato, é il sogno che lo spinge.
Ci sono molti altri personaggi, tutti a loro modo interessanti e toccanti: il primo ministro Lu Buwei, la regina madre del regno di Qin, il marchese a lei legato, il principe del regno di Yan. La storia di ognuno di loro si intreccia con quella di tutti gli altri personaggi, creando un quadro perfetto. E’ un film di due ore e mezzo, dai ritmi lenti, eppure lo si segue con passione, alternando attimi di profonda commozione ad attimi di indignazione. Splendidi costumi, tema principale della colonna sonora toccante.
Una visione consigliatissima, per chi ama la storia della Cina e i film storici in generale. Questo film mi ha dato esattamente quello che mi aspettavo dal più recente La battaglia dei Tre Regni.
Beowulf 2009, Novembre 8
Posted by Narelen in Film.Tags: Beowulf, Blu Ray, Cinema, Film, Recensioni
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Fra ha fatto entrare in casa un nuovo ospite fisso…un lettore blu ray e, appollaiato sopra di questo, uno schermo full hd. Incredibilmente, ora sopra la mia scrivania c’è più ordine di prima, dato che per fare spazio al 22 pollici abbiamo dovuto fare le pulizie di primavera. Temevo che la mia camera avrebbe finito per assomigliare al rifugio di un otaku, ma siamo ancora a livelli di guardia
Ma parliamo del primo film che abbiamo preso per vedere le potenzialità di questo formato blu ray. Beowulf, di Robert Zemeckis. Un film che ho sempre snobbato abbastanza per via della tecnica con cui è stato girato, e che temevo avrebbe fatto apparire i protagonisti finti e plasticosi oltre ogni limite. Tra me e me pensavo ‘ mah, l’ha sceneggiato Neil Gaiman, qualcosa di buono dovrebbe pur avere ‘, però i pareri piuttosto tiepidi di chi l’aveva visto non mi avevano fatta correre al cinema.
Invece, dopo aver abituato l’occhio all’aspetto dei personaggi, il senso di ‘ finto ‘ finisce per svanire, e si comincia a seguire soprattutto la storia. La trama principale da cui tutto prende il via è quella della leggenda ben nota: l’eroe Beowulf che lotta contro il mostro Grendel. Ma la storia poi si sviluppa in un modo che non ci si aspetterebbe: diviene una riflessione sulla fragilità degli uomini, pronti a perdere se stessi per amore del potere e della gloria, e del senso di vuoto che deriva dalle decisioni errate su cui non si può tornare indietro. Diviene un ritratto malinconico di un re che un tempo era stato soprattutto un eroe arrogante, ma dotato di vera forza e di una sorta di purezza interiore ormai persa.
Un film che dopo la parte iniziale diviene soprattutto riflessione: l’azione prosegue anche nella seconda parte, ma i suoi scopi divengono più legati alla disperazione e alla stanchezza che alla ricerca della gloria. Bella ricostruzione dell’atmosfera dell’epoca, e appropriati i diversi momenti in cui il giovane eroe si vanta di fronte a tutti delle proprie imprese, esagerandone la portata. Beowulf inizialmente è soprattutto questo: uno sbruffone che si fa bello della propria forza e del proprio entusiasmo giovanile, deciso a combattere ad armi pari i mostri che incontra tanto da affrontare Grendel nudo, indignato di fronte all’evidente reticenza della regina nel seguire le voglie del vecchio consorte, eppure pronto a seguire gli stessi errori del re.
Beowulf é un eroe che viene indagato nel suo momento di gloria e nel momento in cui non gli resta altro che la sua leggenda e una vita in cui ha ottenuto tutto quel che desiderava, accorgendosi che alla fin fine, come dice lui stesso ad un giovane nemico che vuole ucciderlo, lui non può essere ucciso perché é già morto molto tempo prima, quando era giovane. Ed è stato il momento in cui ha scelto di cedere al compromesso a stabilire la sua morte come eroe puro interessato soprattutto all’impresa in se stessa.
La figura di Grendel è spaventosa ma allo stesso tempo pateticamente tragica: una creatura già rifiutata ancor prima di nascere, che trova consolazione solo nella tenerezza della madre mostro, confinata in una caverna. Quella stessa madre che per portare avanti la sua vendetta che sembra includere l’intero genere umano non esita nel ripetere all’infinito lo stesso gioco di seduzione e distruzione con coloro che decidono di affrontarla. Ma di tale creatura, oltre che la bellezza, rimane impresso il grido atroce di fronte alla morte del figlio. Questo l’ha soprattutto caratterizzata ai miei occhi.
Altra donna che rimane una costante nella narrazione é la regina, personaggio silenzioso e dalla profonda dignità, costantemente a disagio di fronte all’incuria e alla spensieratezza dei suoi sudditi, custode dei segreti degli uomini cui è affiancata, tragica nella sua saggezza ed impotenza di fronte alle tragedie che colpiscono il suo regno.
Insomma, un film che vale la pena vedere, superata la prima strana impressione per la tecnica con cui è girato. Molto più malinconico e aperto alla riflessione di quanto avrei pensato.
Romanzi per bambini 2009, Novembre 6
Posted by Narelen in Libri.Tags: Letteratura, Libri, Ragazzi, Riflessioni
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Ultimamente mi capita di sentire parlare di romanzi per bambini o per ragazzi, sia su Anobii che in generale come discorso colto nelle librerie che frequento.
Personalmente, credo che un buon romanzo per ragazzi sia qualcosa di prezioso da leggere a tutte le età. Per buon romanzo intendo un’opera ben scritta, con una trama ben congeniata, per quanto semplice possa essere. Perché i bambini e i ragazzi (sto pensando a lettori sino a 12/13 anni circa) non sono affatto stupidi. Sarebbe una scemenza credere che alle persone di quell’età interessi leggere solo di amori adolescenziali o manualetti su come comportarsi in diverse situazioni sociali (anche se quel genere può essere molto divertente). Quando si legge si cercano storie, viaggi in un altro posto, che può essere anche la nostra realtà quotidiana ma vista dallo sguardo di qualcun altro che ce ne fa cogliere aspetti diversi. E’ impossibile trovare un libro che non piaccia, e per tutti c’è qualcosa di interessante o stimolante da leggere. Ma sarebbe sbagliato credere che a una certa categoria di lettori interessino cose malfatte perché sino ad una certa età non si possono avere chissà che pretese di comprensione di buona letteratura.
A volte nelle librerie rimango perplessa vedendo nel reparto per ragazzi romanzi, nella stragrande maggioranza dei casi fantasy, che secondo me potrebbero starsene tranquillamente insieme agli altri del genere, nello spazio apposito. Trovo che abbia senso dividere i libri per l’infanzia vera e propria da quelli per adulti, perché solitamente quel tipo di ambiente nelle librerie è anche più a dimensione di bambino, e crea magari un contrasto di colori e forme che gli sono più congeniali (sto parlando del lato prettamente visivo della cosa). Ma nel caso di romanzi per ragazzi, non vedo tutta questa necessità. Da una certà età in poi si può leggere di tutto. Non importa che certi concetti non si comprendano o che un libro rimanga indigesto perché forse non era il momento di leggerlo (io ad esempio credo che non riprenderò mai più in mano I Viaggi di Gulliver, che tentai di leggere a 12 anni e che poi con l’università ho appreso essere un testo importantissimo per la letteratura…ma ormai mi ero rovinata con la prima impressione. Forse avrei dovuto evitare la versione integrale). L’esperienza rimane, ci si abitua alla lettura.
Così come non dovrebbe essere strano per un adulto leggere dei testi per ragazzi. Valutandoli per quello che sono e quindi ponendosi con un certo atteggiamento. Non con condiscendenza, ma con comprensione delle caratteristiche che un determinato tipo di letteratura possiede. Non avrebbe senso dire che un romanzo per ragazzi è brutto perché si rivolge a quel tipo di pubblico. Se é brutto, deve esserlo per altri motivi: una scrittura pessima, una storia che non sta in piedi o condotta male. Un romanzo che sarebbe brutto in ogni caso, insomma.
Nel caso di romanzi non adatti ai ragazzi, in cosa consiste esattamente il non essere adatti? Nelle scene cruente? Nei temi scottanti? A parte che io non credo nell’influenza negativa di romanzi, fumetti e videogiochi, perché immagino che vi siano sempre dei problemi a monte molto più complessi nelle persone che compiono gravi errori, basta accendere la tv o sfogliare riviste anche classificate come ‘per famiglie’ e si vede di tutto di più. Quindi sarebbe ipocrita dire ‘no questo libro non è adatto a mio figlio perché muore tanta gente’. Poi, d’accordo, certi temi sono molto complicati ed è necessario avere un livello di maturità più alto per leggerli nel loro giusto contesto e valore.
Ci sarebbe molto da dire su questo argomento, e come mio solito i miei sono pensieri fluttuanti, spunti di riflessione. Quello che dico spesso è che i bambini non devono essere trattati come creature che non possono arrivare a certi livelli, ma come persone. Con le loro esigenze, con la loro necessità di essere tutelati, ma con il riconoscimento che hanno un’intelligenza e la capacità di comprendere più di quanto non si pensi, a volte. Così come gli adulti non dovrebbero pensare che semplicemente non si possono più leggere cose adatte a ragazzini perché ai loro occhi apparirebbero brutte in ogni caso.
Leggete, leggete di tutto e quello che vi piace. Non fermatevi ai bestseller che vi schiaffano come muri appena entrate nelle librerie. Leggete anche quelli, ma abbiate la gioia di sapere che non è tutto lì. Se a 13 anni vi piace l’Ulisse di Joyce, forse non lo capirete del tutto, ma lo rincontrerete più avanti e sarà come trovare un amico che ci ha atteso con pazienza per commentare delle esperienze di vita che nel frattempo avremo fatto.
Newgrange 2009, Novembre 6
Posted by Narelen in Musica.Tags: celtica, Irlanda, Lyrics, Musica, Newgrange, Suggestioni
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Una canzone che parla del luogo che sono andata a visitare più o meno un mese fa in Irlanda. Che dire? Mi è rimasto talmente impresso che quando l’ho sentita ho pensato che chi l’ha scritta ha davvero colto quale suggestione riesca a trasmettere questo posto. Della canzone, che originariamente credo sia dei Clannad, esiste anche una versione di Celtic Woman.
NEWGRANGE
There is a place on the east
Mysterious ring, a Magical Ring of Stones
The druids have lived there once they said,
forgotten is the race that no-one knows.
Chorus:
Rum de rum ‘rud a derimo
Rum de rum ‘rud a derimo
The circled tomb of a different age
Secret lines carved on ancient stone.
Heroic Kings laid down to rest
Forgotten is the race that no-one knows.
Wait for the sun on a winter’s day
and a beam of light shines across the floor.
Mysterious ring, a Magical Ring.
But forgotten is the race that no-one knows.
Bastardi senza gloria 2009, Novembre 4
Posted by Narelen in Film.Tags: Cinema, Film, Quentin Tarantino, Recensioni
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Con lo sfogo dell’ultima volta, ho lasciato passare in secondo piano il commento su questo film di Quentin Tarantino. L’ho trovato molto bello, un film davvero piacevole da vedere per la maestria con cui é girato, per i dialoghi eccezionali, scorrevoli e complessi allo stesso tempo, e per la bravura di tutti gli attori, senza eccezione. Un plauso particolare va tuttavia a Christoph Waltz, a Diane Kruger e Mélanie Laurent.
Un film crudo, certo, perché parla di un periodo crudele e di gente crudele. Non c’é pietà né viene risparmiato alcun particolare disgustoso (ad esempio, quando il capo della squadra dei Bastardi dice che vuole i suoi scalpi, non é affatto in senso figurato, come si vedrà in delle sequenze successive). La trama si sviluppa in modo assolutamente non banale e con degli incastri di tempi e di descrizione degli ambienti e dei personaggi magistrali.
Bellissimi i due personaggi femminili, ancora una volta con questo regista ci si trova di fronte a delle donne che non sono semplicemente in funzione dell’eroe uomo, ma delle protagoniste. E non si tratta delle solite protagoniste fatte con lo stampino.
Forse si potrebbe obiettare che alcune scene sono effettivamente troppo lunghe, ma le ho trovate adatte all’immersione nell’ ambiente e alla preparazione delle scene d’azione che tendono ad arrivare, come un climax, dopo di esse. Inoltre, come già detto, i dialoghi sono scritti benissimo ed è un piacere ascoltarli. L’insistenza sui piccoli gesti quotidiani e sulla gestualità e modo di porsi dei protagonisti non fanno altro che descrivere a tutto tondo dei personaggi.
Interessante anche per i cinefili la forte presenza delle atmosfere dei cinema dell’epoca. Una delle protagoniste é proprietaria di una sala cinematografica e quindi la vediamo muoversi in questo tipo di sfondo molto suggestivo.
Piccola nota: gran parte del film è parlata in tedesco, ma ci sono i sottotitoli.
Maleducati al cinema 2009, Ottobre 25
Posted by Narelen in Chiacchiere.Tags: Brontolo, Cinema, Maleducati, Sfoghi
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Piccolo sfogo:
“Questo é un invito per tutti quelli che vanno al cinema ‘tanto per’, che non si informano sul film che vanno a vedere, che si sentono come se fossero sul divano di casa propria e quindi non pensano che fare commenti a voce alta per tutta la durata del film sia cosa tollerabile e costituisca anzi un loro diritto: STATEVENE A CASA e prendetevi a noleggio un dvd, piuttosto, o se volete parlare con gli amici andate a farvi una passeggiata o a bere qualcosa, che costa anche meno”
Scusate ma questo pomeriggio, quando sono andata a vedere ‘Bastardi senza gloria’, mi sono veramente girate le scatole: non é giusto sentire uno che per tutto il film continua a dire alla morosa o moglie ‘eh ma che scene crude’ (sì beh, è un film di Tarantino, sai?) ‘eh non mi piace mica questo film, è molto lento e anche crudo’ (allora fai un favore a tutta la sala e tornatene a casa) e copre gli occhi alla compagna quando ci sono le scene violente, o le dice quando può riaprirli perché la scena cruenta é finita, o ride stile Babbo Natale a tono altissimo commentando ‘ah ah ah che deficiente!’ (ci é mancato poco che gli rivolgessi lo stesso epiteto) il tutto con tono di voce più che alto. Ah, e ovviamente entrambi sono rientrati un quarto d’ora dopo l’inizio della seconda parte del film, nonostante ora venga segnalato quanto dura l’intervallo.
Ma come se non bastasse l’adulto maleducato di turno, c’erano anche due ragazzini sul 12/13 anni che non se ne sono stati zitti un secondo e saranno andati in bagno venti volte durante la proiezione, alternandosi. E poi immancabile, c’è il soggetto che pensa che la poltrona che gli si trova davanti sia un poggiapiedi, e non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello che si sta pulendo le scarpe con le quali pesta tutte le schifezze che ci sono fuori dove uno poi dovrebbe appoggiare la testa. Gli ci vorrebbe Topo Gigio a spiegargli le norme di igiene.
Ah, dimenticavo: due giorni fa, sempre al cinema, c’erano dei geni di genitori che si sono portati dietro a vedere ‘La battaglia dei Tre Regni’ dei bambini che avranno avuto massimo sette anni. Non hanno fatto altro che andare dentro e fuori la sala per tutto il film: una processione continua. Pareva tanto brutto informarsi prima su che genere di film stavano andando a vedere per capire che non era adatto a dei bambini piccoli? Bastava anche leggersi il riassunto che c’é sui pannelli vicino alle casse. O se non sai a chi lasciare i bambini rinuncia al cinema e prenditi il film in dvd quando uscirà, e con loro esci per farli partecipare al tuo divertimento, non fargli sorbire qualcosa che sai li annoierà e che non hanno ancora la possibilità di capire!
Purtroppo nei multisala manca la figura della maschera, che una volta passava con la sua torcia e magari qualche richiamo lo faceva. Servirebbe ancora, perché c’è sempre della gente con il cervello che non arriva a capire le più elementari norme di convivenza civile. Evidentemente ci sono persone che hanno bisogno di qualcuno che faccia notare loro che al cinema non si parla ad alta voce ogni tre secondi, non si riduce il proprio posto ad un letamaio e non si è su una sedia a sdraio. E che se ci sono degli orari si rispettano per non disturbare la gente che invece è stata puntuale. Ah, per non parlare di quelli che prendono a calci le poltrone di fronte a loro.
Forse non pensano che in sala c’è gente a cui il film interessa, o che ha aspettato con ansia di poterlo vedere.
Questo tipo di persone mi fanno davvero passare la voglia di andare al cinema, nonostante sia una cosa che mi piace molto. Per fortuna non sono molte, e la maggior parte degli spettatori se ne sta tranquilla a godersi il film e i commenti se li riserva per l’intervallo o per la fine della proiezione. Ma io continuo a domandarmi: quei pochi ma onnipresenti maleducati non ci arrivano? Il continuo parlare al cinema è giustificato solo nei bimbi dai 10 anni in giù che vanno a vedersi dei film per loro e magari ridono a voce alta, o fanno domande. Lì è normale. Ma un adulto non capisce che DISTURBA?
A questo punto rivolgo un appello a Topo Gigio: dopo gli spot sulle norme per evitare l’influenza, fai anche quello sull’educazione al cinema!
Sword in the Moon 2009, Ottobre 24
Posted by Narelen in Film.Tags: Corea, Film, Recensioni
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Sword in the Moon è un film sudcoreano di genere storico-tragico.
Questa la storia: Yoon Gyu-yup e Choi Ji-hwan, due compagni d’arme, che fanno parte di un corpo d’élite con il compito di difendere la pace, vedono le loro strade dividersi in seguito ad una rivolta a Seoul. Yoon Gyu-yup, per salvare i suoi uomini, decide di passare dalla parte degli usurpatori, accettando come prova di fedeltà alla nuova fazione di uccidere il suo vecchio maestro. Diviene così un uomo spietato e disilluso, finché il destino non mette di nuovo sulla sua strada l’amico creduto morto, deciso a vendicarsi del nuovo sistema insieme alla figlia del defunto maestro.
Un film dal buon ritmo, che inizia nel mezzo dell’azione e spiega il passato dei personaggi con lunghi flashback. Abbastanza realistico, senza duelli leggiadri o abbellimenti poetici di sorta, con il sangue che scorre a fiumi. La narrazione è chiara e conchiusa, con un finale leggermente aperto (si capisce benissimo quale sarà la sorte dei personaggi) e consolante pur nella sua tragicità. Pochissimi dialoghi, un film chi si basa sui silenzi dei protagonisti, e sui loro gesti che rivelano un’esistenza estremamente dolorosa in una società corrotta che forse non merita di essere salvata.
Musiche un po’ fuori luogo, in quanto non mi sono sembrate essere adatte all’ambientazione, molto suggestiva in alcuni punti, con frequenti scene di notturni. Un film toccante che tuttavia non riesce ad essere commovente, sebbene i presupposti ci fossero tutti, vista la trama.
La battaglia dei Tre Regni 2009, Ottobre 23
Posted by Narelen in Film.Tags: Cina, Film, Recensioni, Wuxia
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Appena tornata dal cinema scrivo le mie impressioni a caldo su questo film, La battaglia dei Tre Regni di John Woo.
Prima di tutto, cosa che giustifica in parte quello che andrò a considerare, il film é stato tagliato moltissimo rispetto alla sua versione originale, che si aggira intorno alle 4 ore di visione. Qui da noi è giunta una versione di due orette circa. Questa caratteristica purtroppo si fa sentire, in quanto ci sono dei salti durante la narrazione che lasciano in un certo modo ‘a bocca asciutta’, facendo intendere che qualcosa manca, e che si è di fronte a una sorta di fast forward per andare avanti con la fabula principale.
A parte questo aspetto, cui spero si potrà in qualche modo rimediare con la futura messa a disposizione in DVD della versione integrale del film in due parti, si tratta di un film essenzialmente d’azione. Un susseguirsi continuo di battaglie corali, di studio di tecniche militari ed attacchi ingegnosi. Grandi movimenti di eserciti in cui spiccano di tanto in tanto le imprese individuali dei generali, gli eroi che da soli riescono a tener testa a decine di soldati. I momenti di riflessione, o comunque che indagano la psicologia dei personaggi, sono piuttosto rari, anche se apprezzabili. Diciamo che in tutto il film mi sono piaciuti davvero diversi momenti, come le trovate intelligenti dello stratega, le scene che coinvolgevano le uniche donne presenti, i combattimenti ‘a solo’ dei generali che rivelavano il loro carattere. Per il resto, belle scene d’azione, battaglie grandiose, ma poco altro. Certo, é un film storico che parla di guerra, ma avrei voluto un tocco di introspezione in più. Poi ci sono varie cose sulla ricostruzione storica che mi hanno lasciata perplessa, ma non conosco così bene la storia della Cina per poter giudicare.
Splendidi costumi e paesaggi, colonna sonora che invece non mi ha per nulla colpita. Gli attori sono bravi, nulla da dire, ma questo film non mi ha soddisfatta quanto mi aspettavo. Sarà per i tagli, sarà perché in fondo John Woo non fa molto per me come regista, qualunque sia il genere in cui si cimenti. Preferisco i wuxia più poetici e con maggiore insistenza sulla storia personale dei personaggi principali, oltre che con un susseguirsi chiaro della trama.
Diciamo che se dovessi dargli un voto gli dare un 7-, grazie a delle scene davvero belle in quanto a spettacolarità.
In un giorno di pioggia ti rivedrò ancora 2009, Ottobre 20
Posted by Narelen in Viaggi.Tags: Cultura, Dublino, Esperienze, High Crosses, Irlanda, Monasterboice, Newgrange, Pub, Tara
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Come nella bellissima canzone dei Modena City Ramblers, sono tornata in Irlanda. Non credevo ci avrei rimesso piede così presto…tutto grazie alla sorpresa che Francesco, il mio ragazzo, ha deciso di farmi per i nostri otto anni. Una sorpresa che é giunta ancora più dolce perché arrivata in un momento personale un po’ difficile, ed è stata come un balsamo per il mio animo.
Dublino mi è sembrata casa, non appena sono arrivata all’aeroporto. L’esperienza di due anni fa mi ha permesso di muovermi abbastanza agevolmente con i mezzi di trasporto, sapendo che autobus prendere e che tipo di abbonamento fare per i giorni successivi (il Rambler…anche se non permette di prendere il tram). C’era il cielo coperto e il vento, ma quasi subito è uscito il sole, e come accade in Irlanda, il verde dei prati si accende come fossero tappeti di smeraldo non appena la sua luce li accarezza.
Dall’aeroporto quasi tutti i bus vanno in centro città, anche se è meglio prendere la linea Airlink, che è più rapida. Se invece si preferisce vedere un po’ di sobborghi di Dublino meglio prendere la linea normale, ovvero gli autobus gialli. Io di solito prendevo il 16. Lo consiglio per chi arriva per la prima volta, per fare un viaggio un po’ più lungo che permette di farsi un’idea della vita del luogo, anche se da dietro i vetri di un autobus.
Questa volta ho quasi sempre cenato nei pub, nello specifico da O’Neill, davanti all’ufficio del turismo, e da Gogarty, a Temple Bar. Il primo, essendo un self service, potrebbe creare qualche problema di spaesamento. L’ho trovato anche un po’ troppo caotico, e non ho apprezzato molto il piatto che mi hanno preparato (spezzatino cotto nella Guiness…ma erano quasi tutte patate, i pezzi di carne erano praticamente inesistenti, anche se quei pochi che ho trovato erano buoni). Da Gogarty invece mi sono trovata benissimo, ho mangiato un piatto di Fish & Chips (anche se non credo siano quelli classici che danno per strada) e il merluzzo in pastella era buonissimo, così come le patate, e poi un Big Seafood Plate con verdure crude, davvero delizioso: gamberetti e salmone freschissimi, e un tortino particolare dove, avvolti nel salmone, c’erano gamberetti, salmone e calamari, insaporiti con un bel po’ d’aglio: forse un po’ troppo abbondante. La Guinness era fantastica in entrambi i luoghi.
Questa volta, essendo in albergo e non al Bed and Breakfast, facevo colazione in centro in un grazioso baretto vicino all’ufficio del turismo, in St. Andrew’s Street: full Irish, ovviamente, cameriere molto gentili e un ambiente tranquillo. Ho scoperto che il black pudding, che viene servito sempre insieme alla full Irish, non é molto entusiasmante. Come gusto sa di polpettone. Il té é buonissimo, da provare con il latte.
Ma veniamo alla cosa più bella che ho visto durante questa mia seconda visita. Sabato ho fatto un tour fuori porta a Newgrange e nella valle del Boyne. Il tempo é stato splendido, un vero e proprio dono dato che la stagione é quella che é. La valle del Boyne, dove si é svolta l’omonima battaglia, sembra quasi irreale da quanto é bella. C’erano alcuni momenti in cui pareva di avere davanti un dipinto, e non un paesaggio vero e tangibile. La prima sosta del bus é stata a Monasterboice, dove ci sono i resti un monastero e un cimitero famoso per le sue high crosses, sulle quali sono intagliate scene della Bibbia. Un luogo d’incanto. Tutto intorno, dolci colline e campagne verdissime piene di pecore, mucche e cavalli.
Quindi, dopo un tragitto lungo la valle del Boyne, è spuntata tra le colline di velluto una costruzione che sembrava dominare lo spazio circostante, pur essendo parte integrante di esso: la passage tomb di Newgrange, antica di 5000 anni, luogo di riposo presumibilmente di principi, ma risalente ad un periodo talmente remoto da rendere impossibile sapere quale fosse la sua esatta funzione e quali riti si svolgessero all’interno. Qui, come si è scoperto di recente, il 21 dicembre il sole nascente spinge la sua luce attraverso l’apertura sino a colpire l’interno della camera sepolcrale. Una benedizione, una preghiera eterna di ringraziamento per la vita che nonostante tutto avanza sempre anche nel momento più buio, perché nell’inverno c’è la promessa della primavera, nella morte si comprende anche la vita, in un ciclo incessante che potrebbe essere uno dei significati delle numerose spirali allucinanti che decorano la tomba e i suoi corridoi. E’ possibile entrare nella tomba in piccoli gruppi, insieme alla guida. Un’esperienza che consiglio assolutamente, a patto che non soffriate di claustrofobia. Ci si stringe per passare attraverso il basso e stretto corridoio, per giungere alla camera sepolcrale, a forma di croce: il soffitto incastrato perfettamente in lastre di pietra sovrapposte domina le tre alcove con le cosiddette basin tombs, delle belle pietre lisce che ricordano appunto un bacile. La guida racconta la storia del luogo, e poi mostra cosa accade nel solstizio d’inverno. Le luci all’interno della tomba vengono spente, e si piomba nel buio totale. Poi, piano piano, dei faretti posizionati ad arte simulano la luce del primo giorno d’inverno, e si vede la striscia di luce camminare sul pavimento, e giungere sino alla tomba nel fondo. Si tratta di qualcosa che fa appello a delle sensazioni ormai dimenticate, ma che nonostante tutto fanno ancora parte di noi: la paura che il sole non torni più, il non percepire altro che buio, ed essere coscienti della propria fragilità di fronte a forze sconosciute, e poi, il miracolo: la vita c’è ancora, anche quando essa sembra essere finita. Divinità dai nomi perduti da secoli donano ancora la loro benedizione, tornano sebbene nessuno le riconosca più.
Il monumento, che è patrimonio dell’UNESCO, si può visitare solo passando dal Visitor Centre, dal quale partono più o meno ogni ora e mezzo dei pulmini che portano sul sito, che si trova a circa cinque minuti di viaggio. Nel centro c’è anche un museo interessante che spiega come la valle del Boyne sia stato punto d’inizio per la civiltà autoctona, grazie alla sua fertilità eccezionale. Da tenere d’occhio l’ora, in quanto la puntualità agli appuntamenti con i pulmini è importante per permettere a tutti di visitare il sito. All’ingresso del Visitor Centre danno dei bollini adesivi con scritta l’ora in cui ci si deve presentare al luogo da cui partono i mezzi. Nel frattempo si può visitare il museo. Si tratta comunque di un luogo da vedere con il bel tempo, perché con la pioggia diverrebbe alquanto difficile goderselo, essendo all’aperto per la maggior parte della visita. Piccola nota: la parte bianca della tomba è una ricostruzione recente, basata sugli studi del sito. Si tratta di pietre con una forte componente di quarzo.
Dopo la meraviglia di Newgrange, la tappa successiva è stata la collina di Tara, forse il luogo più sacro di tutta l’Irlanda. Qui si svolgeva la cerimonia di intronizzazione degli antichi re, qui il passato cosiddetto pagano dell’isola e la nuova religione si incontrarono per divenire un altro tipo di cultura. Tara è particolare. Non appena si arriva non si capisce cos’abbia di speciale questo luogo, che sembrerebbe solo una comune collina. Poi, quando ci si trova sopra il tumulo principale, dove si erge la Pietra del Destino, che si diceva ruggisse quando il legittimo re vi posava sopra la mano, si comprende perché questo luogo sia sacro. Sembra di abbracciare con lo sguardo tutta la terra d’Irlanda, e ci si sente profondamente soli di fronte ad un mistero, nonostante oggigiorno vi siano parecchi turisti che girano. Un silenzio dolce e pieno di significato, e un paesaggio impareggiabile. L’unico consiglio che do in questo caso è di stare attenti a dove si mettono i piedi, dato che le pecore pascolano liberamente sul sito e lasciano i loro ricordini ovunque. Un momento piacevole è stato anche quando, scesi dal bus, l’autista ci ha portato nel piccolo cottage di un vecchio signore, Michael: si trattava di una rivendita di libri vecchi e non, ma lo scopo era farci spiegare da questo simpatico personaggio la storia di Tara: l’anziano signore, dopo aver cantato una canzone tipica che parla di Tara, ha preso a mostrare delle diapositive con un vecchissimo proiettore, raccontando delle testimonianze scritte sulle leggende legate a Tara, della struttura del sito e dei reperti trovati. Davvero suggestivo, e ancora una volta mi sono stupita di come gli irlandesi riescano sempre a cantare nel bel mezzo di una conversazione come se fosse un commento naturale per quello di cui si sta parlando.
Come ho lasciato Dublino e l’Irlanda? Con la sensazione di essere tornata a casa, e la voglia di tornarci ancora per vedere molte altre cose, ad esempio le isole Aran, Galway, il Donegal. E’ una terra che ha moltissimo da offrire, anche se deve piacere il genere di bellezza che offre, ovviamente. Piccola nota: ci sono italiani ovunque! Ad un certo punto la cosa assumeva dei contorni addirittura comici, dato che si sentiva parlare italiano ad ogni angolo, in centro a Dublino, soprattutto a Temple Bar.
Per quanto riguarda i musei, sono tornata al National Museum, che ho dovuto percorrere in fretta e furia perché chiude alle 17 e ci sono arrivata alle 16.30. Poi sono andata a vedere il Wax Museum, che deve aver riaperto da poco, perché due anni fa lo avevano spostato e lo stavano riallestendo. Niente di che, è carina la sezione sulla storia d’Irlanda, la ‘time vault’, ma per il resto è dimenticabile. E’ che non avendo mai visto un museo delle cere, mi interessava farmi un’idea. Mi piacerebbe vedere anche le altre passage tombs, Dowth e Knowth, che sono sempre nei pressi di Newgrange.
Intanto, mi cullo nel ricordo di quello che ho visto in questo secondo viaggio nell’Isola di Smeraldo.
She moved through the fair 2009, Ottobre 13
Posted by Narelen in Musica.Tags: celtica, Irlanda, Lyrics, Musica
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Una canzone tradizionale irlandese che ascolto spesso e volentieri, in diverse versioni. She moved through the fair. Dato che sto per tornare in Irlanda (precisamente a Dublino, una seconda volta) per qualche giorno, sto entrando nell’atmosfera sia con le letture che con la musica.
My young love said to me, my mother won´t mind
And my father won´t slight you for your lack of kine,
And she stepped away from me and this she did say,
It will not be long love ´til our wedding day.
She stepped away from me and she moved through the fair,
And fondly I watched her move here and move there,
Then she went her way homeward with one star awake,
As the swan in the evening moves over the lake.
The people were saying no two were e´er wed,
But one has a sorrow that never was said,
And I smiled as she passed with her goods and her gear,
And that was the last that I saw of my dear.
I dreamt it last night that my young love came in,
So softly she entered her feet made no din,
She came close beside me and this she did say,
It will not be long love ´til our wedding day.





