Lo leggono tutti…ma perché? 2008, Luglio 30
Posted by Narelen in Chiacchiere.Tags: Fenomeni, Libri, Società
7 comments
Giusto un momento di riflessione, senza alcuno scopo critico o di chissà quale giudizio nei confronti della società e del mondo dei media in generale.
Negli ultimi anni capita che vi siano opere particolari che raggiungono un grandissimo successo, in virtù del passaparola, o della pubblicità mirata, o della semplice fortuna, perché esse arrivano al momento giusto a colmare un’esigenza del pubblico.
Mi riferisco in particolare a romanzi e libri nel loro complesso, campo che mi è più famigliare. Negli ultimi anni ho notato che ci sono dei ‘boom’ improvvisi di entusiasmo per certe opere. Vengono pubblicati romanzi che miracolosamente divengono il romanzo della vita per persone che magari nemmeno leggono abitualmente. Ne vengono tratti film. Se ne parla in toni entusiastici, ponendoli come il non plus ultra della genialità e della bellezza letteraria. Se ne discute un po’ ovunque, dalla televisione ai quotidiani alle riviste.
Ora, mi fa piacere che delle persone scoprano che leggere è bello grazie a questi romanzi, ma mi rattrista il fatto che possano fermarsi a leggere e rileggere solo ed esclusivamente quei best – sellers che li hanno colpiti, senza spaziare oltre. Ricordo a grandi linee (se ritrovassi il romanzo nei meandri della mia stanza sarebbe anche meglio…) un passo di Fuga dai Piombi di Giacomo Casanova nel quale l’autore, riferendosi ad un suo compagno di carcere, diceva di non riuscire a fidarsi di un uomo che nella sua vita ha letto un unico libro e lo considera quasi fosse la verità assoluta, ma solo perché non ha mai letto altro.
Ovviamente si trattava di un contesto e di un senso del tutto diverso, ma è una considerazione che, applicata alla contemporaneità e quasi del tutto svuotata del significato originario che Casanova poteva averle dato, mi viene spesso in mente quando mi trovo di fronte ad entusiasmi senza riserve ed univoci nei confronti di queste opere. Soprattutto quando si tratta di libri rivolti ad adolescenti.
Per gli adulti è nato tutto quel filone di denuncia e ‘libri verità’ che non fa altro che mettere per iscritto cose che si sanno già, giusto per indignarsi e deprimersi ulteriormente sulla situazione del mondo senza poi fare effettivamente nulla per cambiarla. Sinceramente, mi interessano di più i libri per ragazzi, perché ad essi spetta spesso il difficile compito del ‘primo impatto’ e della formazione del lettore futuro. Spesso e volentieri, questi libri pensati per un pubblico fino ai quindici/sedici anni (circa) riescono ad avere un certo appeal anche per i lettori adulti.
Ricorderò male, ma per quanto riguarda i libri per ragazzi fino a una decina d’anni fa non si assisteva a fenomeni del genere. C’erano delle collane di romanzi che andavano per la maggiore, ma al loro interno esse ospitavano una grande varietà di storie e generi.
Ora, mi chiedo: perché un libro riesce a piacere alla stragrande maggioranza della gente? Perché riesce a sfondare il muro di indifferenza che qualcuno poteva avere nei confronti del romanzo come mezzo espressivo e diventare in alcuni casi anche una mania? Perché tutti lo leggono e non appena lo sentono nominare mormorano con occhi sognanti ‘aaah, che bello’ ?
Le risposte sono semplici:
1) E’ davvero un ottimo libro, scritto benissimo e con una storia originale o comunque con del ritmo, coinvolgente e profonda.
2) Ci hanno fatto sopra una buona pubblicità, rendendolo l’ennesimo status symbol e quindi lo leggono tutti perché se non lo fanno si sentono esclusi. Poi ci fanno anche il film, quindi me lo leggo.
3) Pura fortuna, nessuno capisce perché alla fine qualcosa possa piacere così tanto, fatto sta che vende/viene letto.
4) Viene a colmare un preciso bisogno di una determinata fascia di età ed è pensato a tavolino per questo compito.
Temo che la prima opzione sia rara: la seconda e la quarta mi spaventano, perché sanno molto di cospirazione per spingere un consumatore a comprare qualcosa senza che egli se ne renda conto. La terza può semplicemente avvenire, cosa rara ma non impossibile.
Tutta questa crisi mistica mi è venuta perché ho preso in biblioteca Twilight, di Stephenie Meyer, uno dei quei romanzi che appartengono al fenomeno di cui sopra. Di per sé il romanzo non mi interessava, però, mi sono detta, se tutti ne parlano così bene, se piace anche agli adulti dovrà pur avere qualcosa di buono. E dato che possiamo godere di questo splendido servizio pubblico che è la biblioteca…
Solitamente non amo parlare di qualcosa se non l’ho effettivamente letto o sperimentato, quindi mi sono messa a leggerlo. Non parlerò qui di cosa ne penso dell’opera in sé, questa discussione non tratta di Twilight, ma di quello che libri come questo si sono trovati a rappresentare nel panorama letterario degli ultimi anni.
Penso anche ad Harry Potter di Joanne K. Rowling, che nella mia opinione ha in parte come causa del suo successo la spiegazione numero uno, con punte decisamente diverse visto che si tratta di una saga in sette volumi.
Penso a Federico Moccia, del quale non ho letto nulla e quindi taccio, pensandoci solamente (le trame dei suoi romanzi non sono esattamente il mio genere preferito…)
Dove porta questa riflessione? A nulla, sono semplicemente pensieri fluttuanti, che non giudicano, limitandosi a sfiorare l’argomento per rendere conto della sua esistenza. Perché per ogni libro ci vorrebbe una discussione, e perché è decisamente complicato trovare delle cause oggettive per una questione addentrandosi nella quale si giungerebbe a tirare in ballo pareri soggettivi.
Meditiamo, e leggiamo sempre di tutto.
Le morti di Ian Stone 2008, Luglio 28
Posted by Narelen in Film.Tags: Recensioni, Varie
add a comment
Metti una serata in cui scegli di andare a vedere un film all’ultimo minuto, e ricordi un trailer curioso che avevi visto qualche giorno prima…
L’idea di base per questo film era buona, e mi ha spinta ad andarlo a vedere: un ragazzo che è costretto a subire delle continue morti violente per poi risvegliarsi in una vita del tutto nuova, nella quale, immancabilmente, viene inseguito ed ucciso per poi ricominciare di nuovo. Se volete andarvi a vedere il film e non volete rovinarvi la sorpresa, è meglio che non leggiate oltre, perché parlerò a ruota libera della trama.
Ian Stone muore e si risveglia sempre qualche minuto dopo le cinque del pomeriggio, in un susseguirsi di vite nelle quali unica costante è la presenza di una ragazza bionda. Per quanto riguarda le diverse vite, esse sembrano andare sempre più peggiorando, per poi concludersi nella folle paura, con il protagonista braccato da delle creature riguardo alle quali un misterioso vecchio che compare di tanto in tanto lo mette in guardia, dicendogli che lo stanno inseguendo perché lui ‘ricorda’. Unico modo per sfuggire a questo circolo vizioso è proteggere la ragazza bionda, tale Jenny, che potrà essere un’ ancora di salvezza per il povero Ian.
Fin qui, ovvero fino a metà film, tutto bene. Atmosfera paranoica, sensazione di angoscia per l’inutilità dei tentativi di fuga del ragazzo, curiosità per le creature che gli danno la caccia, e che a quanto pare possono assumere forma umana, oltre che mutarsi in una sorta di nebbia nera e zannuta.
La seconda metà del film manda tutto a quel paese, finendo per fare diventare quello che poteva essere un onesto film di tensione con qualche aspetto paranormale un esempio mal riuscito di horror – fantasy urbano. Ian infatti altro non sarebbe che un ‘angelo della morte’, una creatura immortale che si nutre della paura degli esseri umani. Ma lui, ovviamente, ha scelto di divenire umano per amore di una rappresentante di questa specie, e come se non bastasse è anche riuscito ad uccidere un suo simile. Per questo suo increscioso comportamento viene condannato dai suoi ex compagni a soffrire le pene dell’inferno, morendo continuamente per mano loro, a meno che non decida di accettare nuovamente la sua natura e di nutrirsi della più inebriante e totale delle paure, quella di un essere umano in punto di morte, divenuta per i suoi compagni una sorta di droga.
Il vecchio lo incoraggia a persistere, in quanto anch’egli in passato fece la stessa esperienza, spinto dall’amore per una donna: ma la sua storia finì in tragedia, perché l’amata gli venne sottratta ed uccisa. Per questo il compito principale di Ian è proteggere Jenny, affinchè non le accada nulla di male. Verrebbe da pensare che quindi sia Jenny il vero obiettivo? E che quindi Ian non debba ricordare nulla perché così non avvertirebbe la minaccia e Jenny potrebbe venire massacrata in pace dai mostri? Non si capisce, anche perché è sempre Ian ad essere inseguito e ammazzato non appena ha una minima percezione di aver già visto le persone che lo minacciano, anche quando non sta facendo niente di strano, anche nelle vite in cui con Jenny non ha una vera e propria relazione.
Lo sviluppo del film ha parecchi aspetti confusi: non viene spiegato, ad esempio, perché Ian non dovrebbe ricordare nulla delle vite precedenti, se poi i suoi persecutori vogliono che lui torni insieme a loro. Ian è diventato il più potente della sua specie (vecchio dixit). D’accordo, è riuscito ad uccidere un suo simile, cosa impossibile perché dovrebbero essere tutti immortali…ma come ci è riuscito? Mentre viene torturato dalla sua malefica ex-compagna viene interrogato sulle motivazioni che l’hanno spinto a divenire umano e su come abbia fatto ad uccidere uno di loro. Lui ovviamente non lo sa, e insieme a lui nemmeno noi avremo la soddisfazione di saperlo. Possiamo immaginare che l’abbia fatto per amore, la forza più potente di tutte (perché la storia d’amore non può mancare).
L’intervento del vecchio che a metà film spiega tutto per filo e per segno appare davvero come un poco convincente deus ex machina ( o ex metropolitana, in questo caso…d’altronde la scena nella metropolitana non può mancare). Vecchio che ovviamente alla fine del film si sacrificherà, donando la sua forza ad un Ian ormai totalmente in balia dei suoi aguzzini, bloccato in un letto e tagliuzzato ovunque (perché la scena della tortura non può mancare).
Ian quindi riaccetta la sua natura nella misura in cui essa gli permette di opporsi ai suoi malvagi compagni: ovviamente lui è un mostro abbastanza figo con tanto di pettinatura alla Renegade, e compierà la scelta giusta, quella che salverà lui e la bionda Jenny riportandoli alla vita originaria, quella in cui lui è un giocatore di hockey nella squadra dell’università (perché la scena sportiva non può mancare).
Insomma, un film che comincia bene e finisce in modo piuttosto sciapo e stupido. Non è insopportabile, ma nemmeno bello. Forse troppo affrettato, con troppi punti oscuri nella trama. Un plauso al trailer che era riuscito a far credere che si trattasse di un film interessante.
Hellboy II: the Golden Army 2008, Luglio 27
Posted by Narelen in Film.Tags: Recensioni, Varie
add a comment
Parliamo dunque di questo film, che sono andata a vedere qualche sera fa. Premetto che non ho visto il primo lungometraggio della serie, che mi è stato descritto come un film niente male anche se non eclatante. Fortunatamente, questo seguito non presuppone la visione del film precedente, dato che si assiste sin da subito ad un breve ma esauriente riassunto delle origini di Hellboy.
Si comincia con una fiaba, che viene narrata ad un bambino che della grazia dell’infanzia ha soltanto lo sguardo ingenuo e il sorriso smagliante, il nostro protagonista che fa storie per andare a letto e che crede in Babbo Natale come ogni bambino ‘normale’. Sotto i nostri occhi scorrono improvvisamente delle inquietanti marionette dai volti lisci nei quali soltanto gli occhi fungono da mezzo espressivo, prive di una bocca per parlare in quanto sono altri ora a raccontare la loro storia. In un’atmosfera di guerra e di paura scorre la leggenda di cui sono state protagoniste.
La fiaba parla degli scontri tra Umani ed Elfi (anche se questa denominazione viene loro attribuita solo qui, in seguito si parlerà di ‘figli della terra’) e della terribile soluzione che un ingegnoso fabbro goblin propose al re del popolo fatato: costruire un’armata invincibile, formata da creature meccaniche che obbediscono soltanto a colui che detiene di diritto una corona che lo identifica come re. Re Balor accetta, ma la sua vittoria sugli umani anzichè rallegrarlo lo fa inorridire per via dell’instancabile crudeltà degli automi che compongono questa micidiale Armata d’Oro. Egli decide quindi di negoziare una tregua con gli umani, schiacciati dal nuovo potere. La corona che assicura il comando sull’Armata d’Oro viene divisa in tre parti: una viene assegnata agli umani, e due rimangono in possesso degli Elfi. Solo Nuada, uno dei figli del re, si oppone alla decisione del padre e sceglie l’esilio.
Un bel po’ di tempo dopo, ai nostri giorni, il principe in esilio decide che è tempo di utilizzare l’Armata d’Oro per soggiogare definitivamente gli umani, colpevoli di distruggere per il loro interesse qualsiasi forma di vita che non sia simile a loro e di aver rovinato e degradato la natura. Una volta ottenuto il pezzo della corona in possesso degli umani, finito in un’asta, egli assassina il suo stesso padre, sottraendogli un altro pezzo della corona, e si getta all’inseguimento della sua gemella, Nuala, che custodisce l’ultimo pezzo e che tenta disperatamente di distruggere la mappa che indica l’ubicazione dell’orribile armata.
Il BPRD si metterà sulle tracce del principe e tenterà di proteggere il pezzo mancante, incaricando della missione la squadra composta da Hellboy, Liz e Abe, coordinati dal dottor Krauss, uno studioso in forma ectoplasmatica costretto a vivere in una tuta di contenimento: la principessa Nuala li aiuterà, anche se con scarso successo compensato comunque dalla sua decisione finale, abbastanza scontata ma che preferisco non rivelare per non rovinare il film a chi deve ancora vederlo.
La vera bellezza del film, più che nella trama decisamente semplice e dalla facile risoluzione, consiste nell’incredibile fantasia messa in campo dal regista e dai suoi collaboratori per quanto riguarda le creature del popolo fatato, che vivono mimetizzate tra le gente nelle nostre città. Ce ne sono veramente di tutti i tipi, tantissime ed ognuna con caratteristiche uniche che le rendono incantevoli. Dalle malefiche fatine dei denti, ai troll terrorizzati dai canarini, ai goblin, sino alla splendida figura della Morte che si incontra verso la fine del film, in una cornice meravigliosamente suggestiva quale può essere l’Irlanda (in questo caso l’Irlanda del Nord), per eccellenza la terra delle fate. Anche gli elfi sono decisamente belli, anche se non convenziali, visto il pallore di gesso, gli occhi ossessionati e i segni sinistri che alcuni di loro portano sulla pelle, quasi delle cicatrici. Ogni creatura fatata si pone decisamente come qualcosa di alieno al nostro mondo umano.
E la diversità è uno dei temi del film, in quanto il principe Nuada lamenta dell’ingratitudine degli umani e della loro maligna tendenza ad eliminare ed isolare quello che non capiscono o che vedono diverso da loro stessi. La scena in cui viene distrutto un elementale della terra, un portatore di vita ma anche creatura furiosa e pronta a distruggere la massa di auto e cemento in cui si trova a combattere, non può certo arrecare soddisfazione, dato che anche nella sua morte la creatura spande intorno a sè la bellezza della natura, estranea all’uomo eppure così indispensabile. Un avvenimento che non potrà non confondere il nostro diavolo protagonista, che viene spinto a riflettere sulla sua diversità e sull’ignoranza dell’uomo.
Temi importanti per un film tutto sommato di intrattenimento, con i suoi bei combattimenti e i suoi momenti di commozione ed amore. Fantastica l’ironia del protagonista, con le sue battute pungenti e i suoi commenti quasi annoiati su quello che lo circonda. Ogni personaggio tuttavia è ben caratterizzato, nonostante il focus si concentri nel terzetto Hellboy, Liz e Abe, com’è giusto che sia.
Lo consiglio agli appassionati di fantasy, per vedere le classiche creature che amano in un contesto insolito quale la città e il mondo moderno (ed inserite in quest’ultimo in modo intelligente), e a tutti coloro che vogliono godersi un film pieno d’azione ed ironia.
Si comincia… 2008, Luglio 24
Posted by Narelen in Chiacchiere.Tags: Varie
5 comments
Salve a tutti!
Dopo molto meditare, mi sono decisa ad aprire un blog. Perchè pensarci su così tanto, prima di azzardarmi all’impresa? Beh, per una serie di motivi. Prima di tutto perché ho sempre tenuto un diario cartaceo, e sempre lo terrò, blog o non blog. La sensazione che ti trasmette una matita che scorre sulla carta è inimitabile, e mi spinge alla scrittura come poche altre cose al mondo. Poi perché sono piuttosto riservata, e l’idea di mettermi in gioco con un aspetto così personale del web, come può esserlo un blog, mi ha sempre trattenuta. Un conto è scrivere in qualche forum, o in siti che assomigliano a dei forum, un altro avere una vera e propria pagina personale, che appare un po’ come gettarsi nell’arena di questo vasto mondo che è la Rete. Tuttavia, spesso mi veniva chiesto perchè non cominciassi ad utilizzare un mezzo del genere, dato che amo tantissimo scrivere. A quanto pare, era soltanto questione di tempo, e di coraggio (non ho grandi capacità tecnologiche, e trovarmi di fronte a mille opzioni e mille pulsantini mi crea ancora un po’ di ansia). Spero che questo spazio possa essere piacevole per chi lo legge, e gratificante per me che andrò a crearlo e costruirlo di giorno in giorno.
Buona giornata e a presto!