jump to navigation

Ambientazioni fantasy 2009, Aprile 19

Posted by Narelen in Libri.
Tags: , , ,
trackback

Sto finendo di leggere Il Dardo e la Rosa di Jacqueline Carey, e per l’ennesima volta mi sono trovata a riflettere su uno dei problemi principali che pone il genere fantasy. L’ambientazione, uno degli scogli più ostici da affrontare ma che, se ben superato, consente davvero di scrivere qualcosa di qualità.

Per quanto mi riguarda, in qualsiasi tipo di romanzo per me la cosa più importante é l’interazione tra i personaggi e la loro psicologia, ma tuttavia riconosco che non é possibile prescindere dall’ambientazione. Ne avevo già parlato, ma ribadisco che  la mancanza di un’ambientazione solida e credibile prima o poi nel corso della narrazione si paga con una sensazione di incosistenza dei personaggi stessi.

L’altro aspetto di cui vorrei parlare in questo post tuttavia é l’originalità, e il romanzo della Carey é un esempio lampante. La sua ambientazione, pur con degli elementi decisamente diversi, é un’Europa trasfigurata e perfettamente riconoscibile. La sua riconoscibilità personalmente tende a crearmi un elemento di disturbo. Che poi la narrazione e la costruzione di questo mondo alternativo sia resa bene è un altro discorso, e il motivo per cui trovo il romanzo molto bello e valido. Ma non so se questa sia la strada che preferisco. Un conto è ispirarsi ad un’ambientazione reale, per quanto riguarda culture esistenti. Ed é la strada che tendo a sostenere. Un altro ricalcare quasi del tutto qualcosa di reale, cambiando alcuni elementi cardine della società e della cultura, ma addirittura utilizzando una mappa effettiva di qualcosa di esistente (aprire il romanzo della Carey e trovarmi davanti la cartina dell’Europa mi ha fatta un po’ ridere, sinceramente. Milazza e la Serenissima, poi, mi hanno fatto cascare un po’ le braccia).

Parlo di impressione generale. Il risultato poi dipende dalla bravura dello scrittore. Ma già partire con un certo tipo di presupposti può essere il fondamento di un’opera di qualità o di un’opera in cui si è dimostrata una certa pigrizia. Perché credo sia molto più difficile inventarsi una geografia diversa da qualcosa di già pronto. Certo, si potrebbe obiettare che anche cambiare la geografia ed utilizzare come ispirazione una cultura già pronta é una soluzione di comodo.  Una questione che non ha un lato giusto e uno sbagliato, quindi, ma che vede l’elemento di discrimine nelle capacità dello scrittore.

Per quanto mi riguarda, l’idea che sto iniziando ad accarezzare da qualche tempo é quella del romanzo storico. Ma ci vorranno anni.

Commenti»

1. Zeruhur - 2009, Aprile 19

Ho avuto gli stessi dubbi sull’ambientazione di Terre D’Ange, unitamente all’uso della mitologia ebraico-cristiana rielaborata che mi aveva lasciato perplesso.
Poi mi sono lasciato prendere dallo stile, dalla storia e dai personaggi e ho chiuso un occhio.
Anche io però penso che un’ambientazione originale sia fondamentale

2. Narelen - 2009, Aprile 19

Infatti, é uno di quei casi in cui la bravura dell’autore riesce a rendere valido un romanzo nonostante i dubbi che altre sue scelte di fondo possono far sorgere :)

3. Luca Centi - 2009, Aprile 30

Perfettamente d’accordo.
L’ambientazione è uno degli elementi fondamentali di un fantasy. Anzi, è il più importante. E’ ovvio però che ci devono essere anche altre cose, come personaggi credibili e un sostrato culturale interessante. =)

4. Narelen - 2009, Aprile 30

E in effetti i personaggi diventano credibili anche grazie all’ambientazione e al sostrato culturale ben creato. Ogni cosa è in relazione all’altra e forma un insieme armonico, quando un romanzo funziona :)