G.I. Joe 2009, Settembre 15
Posted by Narelen in Film.Tags: Action, Film, G.I. Joe, Recensioni
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G.I. Joe: la nascita dei Cobra
Bum. Crash. Piu piu piu. Sbang. Stunf. Swish. Baaaaaboooom. Uata. Wooooommm. Puuuuum. Trang. Babooooom. Scracraaaaash. Sbangggggg. Stuuuuuunfete. Uuuuuo. Buuuuuuuuuum. Pumpumpum. Pompompompompom. Tchuchuchcuchcu. Buuuuuuuuuum. Craaaaaaaaaash.
Dopo tre quarti d’ora di film, questo era quello che pensavo per un’eventuale recensione. Un film caciarone e con una trama sottilissima come carta velina, ridotta a dei momenti di flashback dei personaggi. Motivazioni che vengono da un passato doloroso e che appaiono del tutto prive di senso. Ma d’altra parte, chi va a vedere questo film non si aspetta una narrazione di qualche tipo, ma semplice e pura azione. E’ un giocattolone pieno di esplosioni, inseguimenti, combattimenti. I soliti cattivi vogliono conquistare il mondo, ma non sembrano nemmeno loro avere ben chiaro in che modo farlo. La squadra speciale ultra segreta che quando interviene demolisce una città intera (i parabrezza delle auto di Parigi ringraziano) tenterà di fermarli.
Film tutto sommato carino, ci si aspetta esattamente quello che da’.
In quanto fan della saga de ‘La Mummia’, sono stata tutta contenta nel vedere i due attori principali che fanno un cameo, l’uno dalla parte dei buoni, l’altro dei cattivi.
E, prima che ve lo chiediate, sì, si lascia intuire un seguito.
Drag me to Hell 2009, Settembre 13
Posted by Narelen in Film.Tags: Film, Horror, Raimi, Recensioni
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Sono andata a vedere ieri sera Drag me to Hell, film di Sam Raimi. A quanto pare ultimamente mi trovo ad esplorare l’horror.
La trama: Christine, una ragazza che viene dalla campagna e con un passato di cicciotta reginetta di bellezza della fiera del maiale lavora ora in una banca, dove è in lizza con un collega antipatico per il posto di vicedirettore. Il suo desiderio di elevarsi socialmente, ottenendo l’approvazione del direttore e dimostrandosi degna del suo fidanzato, che appartiene ad una classe più alta, la porta a negare ad una vecchia zingara malata l’ennesimo condono sulla rata del mutuo, decisione che costringerà la donna ad andarsene dalla sua casa. Ed è allora che inizia l’incubo, perché la vecchia la maledice, evocando Lamia, un demone che tormenta per tre giorni le sue vittime prima di trascinarle direttamente all’inferno per divorarle. Christine farà di tutto per strapparsi di dosso la maledizione.
Un horror dalle scene talmente esagerate da risultare grottesco e comico, nello stile del regista. La protagonista si prende talmente tante botte da domandarsi se non ci lascerà le penne prima di essere condotta al suo destino, e ci sono scene che fanno appello al comune senso del disgusto con un’ingenuità totalmente voluta. Insomma, alla fine non fa nemmeno paura, perché gioca sull’effetto spauracchio con il cattivo che compare nel momento in cui te lo aspetti, al culmine della tensione.
Ironico, macabro e un po’ cattivo, un film godibile proprio per queste sue caratteristiche, che fanno pensare tutto sommato che il regista non prenda troppo sul serio il genere horror, giocandoci sopra con intelligenza. Il finale é una sorpresa, anche se é possibile prevederlo arrivati ad un certo punto della narrazione.
Viaggi 2009, Settembre 5
Posted by Narelen in Chiacchiere.Tags: Culture, Esperienze, Ferguson, Maraini, Pirandello, Riflessioni, Viaggi, Vita quotidiana
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Da qualche giorno ho finito di leggere Autostop con Buddha, di Will Ferguson, un canadese che si é girato il Giappone in autostop.Quando si leggono libri come questo, si comincia a pensare a cosa conti veramente nella vita. Cosa rende un essere umano in grado di dire, alla fine della sua esistenza ‘Io ho veramente vissuto?’. L’ amore della famiglia e di una persona che diviene tutto, il successo in molti campi e l’apprezzamento che ne deriva per un lavoro svolto bene, uno scopo nobile e superiore portato avanti con impegno e convinzione? Non saprei. Per ognuno il senso della vita e la felicità può assumere significati diversi a seconda del carattere, delle esperienze e delle aspettative.
Ma quando mi trovo di fronte a libri di viaggio che più che suggerire un itinerario, parlano di come una persona abbia vissuto un paesaggio, e delle impressioni ed insegnamenti che ne ha ricevuto, comincio a pensare che lo scopo della vita sia il viaggio. Inteso nelle sue molteplici accezioni. Non deve essere necessariamente un viaggio lontano da tutto quello che conosciamo, ma un modo diverso di vedere. L’allontanarsi da tutto quello che ci è famigliare, nella cui sicurezza abbiamo sempre vissuto é uno dei modi migliori per riflettere su se stessi e sul proprio posto nel mondo. Per comprendere quanto i nostri problemi personali, insormontabili e causa di ansia come é giusto che sia, facendo essi parte della nostra quotidianità, divengono nulla in confronto alla vastità di quello che ci aspetterebbe fuori dai nostri confini, entro i quali rimaniamo. Lasciare per un po’ tutto e avventurarsi in mondi diversi, divenire magari non un attore, come si augura la voce narrante del libro in questione, ma anche solo uno spettatore. Che recepisce e, anche senza arrivare a capire, assorbe la conoscenza che c’è molto altro, e che bellezza, dolore, violenza ci sono ovunque, nelle loro diverse accezioni, e che una vita intera non basterà mai anche solo per sapere che ci sono posti e modi di vivere tanto diversi.
Fosco Maraini, nel suo meraviglioso Ore Giapponesi, dice che bisognerebbe avere a disposizione una vita intera per poter vivere ogni cultura presente al mondo, per poter godere della sua complessità e della sua meraviglia. E’ quello che penso anch’io. Ognuno di noi ha il proprio paesaggio interiore, plasmato dalla sua origine, e che non verrà mai meno, nonostante tutte le esperienze che potrà fare. Le esperienze rendono questo paesaggio ricco di elementi diversi, che completano quello che già c’era. Diciamo che noi tutti abbiamo un terreno spoglio e ricco, una sorta di terra madre disadorna ma fondamentale, e che sta a noi farla divenire un giardino traboccante di fiori e piante diverse. Ogni viaggio é come una piantina che trapiantiamo con cura, lasciando che metta radici e ci accompagni sempre.
E’ strano che queste parole vengano da una persona come me, che non ha viaggiato molto. Io viaggio soprattutto con i libri, sui quali tengo la testa china quando sono in autobus lungo la via per il lavoro quotidiano. Ieri pomeriggio però ho alzato la testa e ho visto una strada allungarsi dietro il finestrino posteriore del bus, e mi sono domandata dove portasse, e perché non ci ho mai fatto caso prima. Magari porta semplicemente a un vialetto chiuso, o ad un’altra zona residenziale priva di nota. Ma non l’avevo mai vista. Come parlavo di Venezia, qualche tempo fa, e del mistero che rappresenta anche per chi pensa di conoscerla, noi ignoriamo gli angoli che si aprono a pochi passi da noi. E se questo vale per la nostra umile quotidianità, cosa diventa il mondo nel suo senso più ampio? L’idea che ci sia un’infinità di paesaggi da scoprire rende entusiasti di essere vivi. E un po’ tristi perché non si ha tutto questo tempo, né i mezzi economici, purtroppo. Per questo adoro i libri, che mi portano dove non posso arrivare. E per questo credo che si debba sempre guardare oltre, e che la consapevolezza che c’è molto altro rispetto a quello che noi viviamo non debba essere un motivo di depressione perché siamo costretti ad una routine che appare poco entusiasmante, ma un motivo per desiderare di arricchire il nostro paesaggio interiore con la conoscenza. E chissà, forse un giorno vedremo i posti di cui sappiamo solo per averne letto o averne visto delle immagini. E’ una gioia anche solo sapere che ci sono.
C’é un racconto bellissimo di Pirandello, intitolato Il treno ha fischiato che parla di un uomo che vive un’esistenza misera e triste, tiranneggiato sul lavoro e in casa. Eppure, in una notte di disperazione, sente il fischio del treno riempire il buio: quel rumore lo porta a pensare a quale vastità si stenda al di fuori della sua quotidianità terrificante, e a divenire finalmente sereno semplicemente perché ha la consapevolezza che ci sia altro, terre lontane verso cui il treno si sta dirigendo. Oltre la piccolezza, oltre le delusioni continue, la fatica e la frustrazione di un’esistenza noiosa e scomoda. Un’immagine piena di speranza, che mi torna in mente spesso quando mi sento stanca o desiderosa di vedere altro.
Il viaggio.