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Sisifo 2009, Ottobre 3

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Quando ho pensato come intitolare questo post, cercavo qualcosa che rendesse l’immagine di qualcuno che, nonostante gli sforzi, si ritrova sempre nella stessa situazione, ciclicamente. E il mito di Sisifo, che, quando si trova a pochi passi dalla vetta, vede sempre rotolare a valle il masso che spinge con tanta pena, è una delle prime cose che mi è venuta in mente.
Sono di nuovo disoccupata. Spiegare le modalità di come sia avvenuto sarebbe troppo lungo, e oltretutto non mi piace parlare male delle persone perché si passa sempre da vittimisti, e non serve a nulla. E, proprio nel giorno nero che ha coronato mesi di ansie e stress profondo, mesi in cui stavo quasi perdendo la cognizione di chi fossi davvero, mi sono successe altre cose relative alla mia vita personale che sono giunte come ennesime mazzate.
Ieri quindi é stata una giornata di cambiamenti. Non nuovi per me, e affrontati anche con animo diverso rispetto a quanto io abbia fatto in passato. Non dico che ci si abitua, crescendo, ma ce lo si aspetta, e quando arrivano i colpi, pur standoci malissimo, ci si riprende più in fretta, soprattutto per le persone care che ci stanno intorno.
Quindi, cosa dire di tutto questo? Che si ricomincia a spingere il masso verso la vetta, ogni volta sperando che non torni a precipitare verso valle.

G.I. Joe 2009, Settembre 15

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G.I. Joe: la nascita dei Cobra

Bum. Crash. Piu piu piu. Sbang. Stunf. Swish. Baaaaaboooom. Uata. Wooooommm. Puuuuum. Trang. Babooooom. Scracraaaaash. Sbangggggg. Stuuuuuunfete. Uuuuuo. Buuuuuuuuuum. Pumpumpum. Pompompompompom. Tchuchuchcuchcu. Buuuuuuuuuum. Craaaaaaaaaash.

Dopo tre quarti d’ora di film, questo era quello che pensavo per un’eventuale recensione. Un film caciarone e con una trama sottilissima come carta velina, ridotta a dei momenti di flashback dei personaggi. Motivazioni che vengono da un passato doloroso e che appaiono del tutto prive di senso. Ma d’altra parte, chi va a vedere questo film non si aspetta una narrazione di qualche tipo, ma semplice e pura azione. E’ un giocattolone pieno di esplosioni, inseguimenti, combattimenti. I soliti cattivi vogliono conquistare il mondo, ma non sembrano nemmeno loro avere ben chiaro in che modo farlo. La squadra speciale ultra segreta che quando interviene demolisce una città intera (i parabrezza delle auto di Parigi ringraziano) tenterà di fermarli.
Film tutto sommato carino, ci si aspetta esattamente quello che da’.
In quanto fan della saga de ‘La Mummia’, sono stata tutta contenta nel vedere i due attori principali che fanno un cameo, l’uno dalla parte dei buoni, l’altro dei cattivi.
E, prima che ve lo chiediate, sì, si lascia intuire un seguito.

Drag me to Hell 2009, Settembre 13

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Sono andata a vedere ieri sera Drag me to Hell, film di Sam Raimi. A quanto pare ultimamente mi trovo ad esplorare l’horror.
La trama: Christine, una ragazza che viene dalla campagna e con un passato di cicciotta reginetta di bellezza della fiera del maiale lavora ora in una banca, dove è in lizza con un collega antipatico per il posto di vicedirettore. Il suo desiderio di elevarsi socialmente, ottenendo l’approvazione del direttore e dimostrandosi degna del suo fidanzato, che appartiene ad una classe più alta, la porta a negare ad una vecchia zingara malata l’ennesimo condono sulla rata del mutuo, decisione che costringerà la donna ad andarsene dalla sua casa. Ed è allora che inizia l’incubo, perché la vecchia la maledice, evocando Lamia, un demone che tormenta per tre giorni le sue vittime prima di trascinarle direttamente all’inferno per divorarle. Christine farà di tutto per strapparsi di dosso la maledizione.

Un horror dalle scene talmente esagerate da risultare grottesco e comico, nello stile del regista. La protagonista si prende talmente tante botte da domandarsi se non ci lascerà le penne prima di essere condotta al suo destino, e ci sono scene che fanno appello al comune senso del disgusto con un’ingenuità totalmente voluta. Insomma, alla fine non fa nemmeno paura, perché gioca sull’effetto spauracchio con il cattivo che compare nel momento in cui te lo aspetti, al culmine della tensione.
Ironico, macabro e un po’ cattivo, un film godibile proprio per queste sue caratteristiche, che fanno pensare tutto sommato che il regista non prenda troppo sul serio il genere horror, giocandoci sopra con intelligenza. Il finale é una sorpresa, anche se é possibile prevederlo arrivati ad un certo punto della narrazione.

Viaggi 2009, Settembre 5

Posted by Narelen in Chiacchiere.
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Da qualche giorno ho finito di leggere Autostop con Buddha, di Will Ferguson, un canadese che si é girato il Giappone in autostop.Quando si leggono libri come questo, si comincia a pensare a cosa conti veramente nella vita. Cosa rende un essere umano in grado di dire, alla fine della sua esistenza ‘Io ho veramente vissuto?’. L’ amore della famiglia e di una persona che diviene tutto, il successo in molti campi e l’apprezzamento che ne deriva per un lavoro svolto bene, uno scopo nobile e superiore portato avanti con impegno e convinzione? Non saprei. Per ognuno il senso della vita e la felicità può assumere significati diversi a seconda del carattere, delle esperienze e delle aspettative.

Ma quando mi trovo di fronte a libri di viaggio che più che suggerire un itinerario, parlano di come una persona abbia vissuto un paesaggio, e delle impressioni ed insegnamenti che ne ha ricevuto, comincio a pensare che lo scopo della vita sia il viaggio. Inteso nelle sue molteplici accezioni. Non deve essere necessariamente un viaggio lontano da tutto quello che conosciamo, ma un modo diverso di vedere. L’allontanarsi da tutto quello che ci è famigliare, nella cui sicurezza abbiamo sempre vissuto é uno dei modi migliori per riflettere su se stessi e sul proprio posto nel mondo. Per comprendere quanto i nostri problemi personali, insormontabili e causa di ansia come é giusto che sia, facendo essi parte della nostra quotidianità, divengono nulla in confronto alla vastità di quello che ci aspetterebbe fuori dai nostri confini, entro i quali rimaniamo. Lasciare per un po’ tutto e avventurarsi in mondi diversi, divenire magari non un attore, come si augura la voce narrante del libro in questione, ma anche solo uno spettatore. Che recepisce e, anche senza arrivare a capire, assorbe la conoscenza che c’è molto altro, e che bellezza, dolore, violenza ci sono ovunque, nelle loro diverse accezioni, e che una vita intera non basterà mai anche solo per sapere che ci sono posti e modi di vivere tanto diversi.

Fosco Maraini, nel suo meraviglioso Ore Giapponesi, dice che bisognerebbe avere a disposizione una vita intera per poter vivere ogni cultura presente al mondo, per poter godere della sua complessità e della sua meraviglia. E’ quello che penso anch’io. Ognuno di noi ha il proprio paesaggio interiore, plasmato dalla sua origine, e che non verrà mai meno, nonostante tutte le esperienze che potrà fare. Le esperienze rendono questo paesaggio ricco di elementi diversi, che completano quello che già c’era. Diciamo che noi tutti abbiamo un terreno spoglio e ricco, una sorta di terra madre disadorna ma fondamentale, e che sta a noi farla divenire un giardino traboccante di fiori e piante diverse. Ogni viaggio é come una piantina che trapiantiamo con cura, lasciando che metta radici e ci accompagni sempre.

E’ strano che queste parole vengano da una persona come me, che non ha viaggiato molto. Io viaggio soprattutto con i libri, sui quali tengo la testa china quando sono in autobus lungo la via per il lavoro quotidiano. Ieri pomeriggio però ho alzato la testa e ho visto una strada allungarsi dietro il finestrino posteriore del bus, e mi sono domandata dove portasse, e perché non ci ho mai fatto caso prima. Magari porta semplicemente a un vialetto chiuso, o ad un’altra zona residenziale priva di nota. Ma non l’avevo mai vista. Come parlavo di Venezia, qualche tempo fa, e del mistero che rappresenta anche per chi pensa di conoscerla, noi ignoriamo gli angoli che si aprono a pochi passi da noi. E se questo vale per la nostra umile quotidianità, cosa diventa il mondo nel suo senso più ampio? L’idea che ci sia un’infinità di paesaggi da scoprire rende entusiasti di essere vivi. E un po’ tristi perché non si ha tutto questo tempo, né i mezzi economici, purtroppo. Per questo adoro i libri, che mi portano dove non posso arrivare. E per questo credo che si debba sempre guardare oltre, e che la consapevolezza che c’è molto altro rispetto a quello che noi viviamo non debba essere un motivo di depressione perché siamo costretti ad una routine che appare poco entusiasmante, ma un motivo per desiderare di arricchire il nostro paesaggio interiore con la conoscenza. E chissà, forse un giorno vedremo i posti di cui sappiamo solo per averne letto o averne visto delle immagini. E’ una gioia anche solo sapere che ci sono.

C’é un racconto bellissimo di Pirandello, intitolato Il treno ha fischiato che parla di un uomo che vive un’esistenza misera e triste, tiranneggiato sul lavoro e in casa. Eppure, in una notte di disperazione, sente il fischio del treno riempire il buio: quel rumore lo porta a pensare a quale vastità si stenda al di fuori della sua quotidianità terrificante, e a divenire finalmente sereno semplicemente perché ha la consapevolezza che ci sia altro, terre lontane verso cui il treno si sta dirigendo. Oltre la piccolezza, oltre le delusioni continue, la fatica e la frustrazione di un’esistenza noiosa e scomoda. Un’immagine piena di speranza, che mi torna in mente spesso quando mi sento stanca o desiderosa di vedere altro.

Il viaggio.

Il messaggero 2009, Agosto 30

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Era da un po’ che non vedevo un film horror. Anche perché ho la pessima abitudine di coprirmi gli occhi con la mano ogni tanto, quando ci sono le scene di tensione in crescendo e credi che stia per apparire qualcosa di spaventoso (e solitamente poi non appare un bel niente…molta della suggestione deriva proprio dalla tensione che i registi sanno creare con le scene e con la musica), e quindi tendo a non godermi del tutto il film. Per assurdo, poi, sono attirata da un certo tipo di storie e di atmosfere, di cui mi piace leggere libri o fumetti. Il medium film é decisamente più spaventoso, per tutte le storie.

Il messaggero o, per riportare il titolo inglese decisamente preferibile The haunting in Connecticut, si presenta come tratto da una storia vera. Personalmente non ne so nulla, e ricordo che parecchi film horror si dicono ispirati o tratti da una storia vera. Stando a quanto viene riportato, la vicenda a cui é ispirato é sempre stata poco chiara.

La trama parte da una tragedia famigliare: Matt, un ragazzo sui sedici anni, é malato di tumore. Ogni qualvolta deve sottoporsi alle cure, é costretto insieme alla madre a un viaggio lungo ed estenuante per raggiungere l’ospedale (in effetti le distanze negli USA devono essere inconcepibili per chi come noi qui in Italia é abituato a vedere sempre qualche edificio all’orizzonte).
Da qui la difficile decisione dei genitori di cercare una casa in affitto nelle vicinanze della struttura, per permettere al ragazzo condizioni migliori. Scelta ardua per via delle gravi condizioni economiche della famiglia, che ha in carico altri tre ragazzi oltre a Matt, e deve sostenere il costo delle cure.

La madre sceglie di prendere in affitto una vecchia casa dal prezzo insolitamente basso. Ella conosce il motivo, ma inizialmente decide di tenerlo nascosto alla famiglia, anteponendo la necessità del figlio. La casa era infatti una camera mortuaria, dove inoltre venivano compiute delle sedute spiritiche e probabilmente anche qualcos’altro…

Sin da subito delle presenze cercano di comunicare insistentemente con Matt, più sensibile per via del suo trovarsi tra la vita e la morte. Un ragazzino più o meno della sua stessa età gli fa rivivere scene di quello che accadeva all’interno dell’abitazione, uno scempio di cadaveri che sembra nascondere intenti sinistri di negromanzia. E così, tra i dubbi iniziali del ragazzo circa la veridicità o meno delle visioni (pensa che siano conseguenze delle cure devastanti per la sua malattia) e il terrore che cresce di notte in notte, si giunge alla conclusione e alla soluzione del mistero della casa.
Inquietante, davvero. Ben dosato come ritmo e come narratività, e dotato di una certa dose di realismo. La tragedia della malattia spaventa quasi più dell’infestazione e delle vicende che la precedono.

Time Stands Still (at the Iron Hill) 2009, Agosto 23

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Forse la canzone dei Blind Guardian che preferisco…anche perché l’episodio che narra é la parte del Silmarillion che mi è rimasta più impressa.

TIME STANDS STILL (AT THE IRON HILL) dall’album ‘Nightfall in Middle Earth’

Light fails at dawn
The moon is gone
And deadly the night reigns

Deceit

Finally I’ve found myself
In these lands
Horror and madness I’ve seen here
For what I became a king of the lost?
Barren and lifeless the land lies

Lord of all Noldor
A star in the night
And a bearer of hope
He rides into his glorious battle alone
Farewell to the valiant warlord

The Fate of us all
Lies deep in the dark
When time stands still at the iron hill

I stand alone
Noone’s by my side
I’ll dare you
Come out
You coward
Now it’s me or you

He gleams like a star
And the sound of his horn’s
Like a raging storm
Proudly the high lord
Challenges the doom
Lord of slaves he cries

Slowly in fear
The dark lord appears
Welcome to my lands
You shall be damned

The iron crowned
Is getting closer
Swings his hammer
Down on him
Like a thunderstorm
He’s crushing
Down the Noldor’s
Proudest king

Under my foot
So hopeless it seems
You’ve troubled my day
Now feel the pain

The Elvenking’s broken
He stumbles and falls
The most proud and most valiant
His spirit survives
Praise our king
Praise our king
Praise our king
Praise our king

Corto Sconto 2009, Agosto 16

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More about Corto Sconto. Itinerari fantastici e nascosti di Corto Maltese a Venezia
Oggi ho provato a rendere ‘vera’ questa guida, percorrendo il primo itinerario ‘Porta dell’Avventura’, insieme a mio padre. Un’esperienza che vale davvero la pena di fare. Si viene portati per mano negli angoli più nascosti di Venezia, dietro a quelle strade che si sono magari percorse tantissime volte senza sospettare che meraviglie si celassero appena alle loro spalle. Una Venezia affascinante, non nel consueto modo palese offerto dal Canal Grande, ma per i suoi angoli consunti dalla Storia, sia quella grande sia quella piccola, quotidiana, che rende impregnata di significato ogni pietra.

Ho visto dall’esterno osterie tenute ancora come un tempo, con la loro pergola carica di foglie di vite, calli deserte e silenziose dove l’unico rumore che si udiva era quello delle stoviglie e dei piatti che gli abitanti stavano mettendo in tavola, e dove si sentiva il profumo delle canocie (o cicale di mare che dir si voglia) cucinate, misto all’odore della laguna. Ci si sofferma a vedere immagini in pietra sulle mura delle case, ognuna con la propria storia. Si ammirano le chiese mastodontiche come Ss. Giovanni e Paolo e quelle simili a delle bomboniere di marmi policromi, come Santa Maria dei Miracoli.
Non mi era mai capitato di passare nel luogo in cui visse la famiglia dei Polo, né di far caso ai bellissimi archi con sculture bizantine che ornano i porticati sotto cui si passa con aria abbastanza noncurante, presi magari dalla fretta di raggiugere un luogo per impegni vari.
Bellissime sono le corti sconte, che paiono immobili nel tempo, degli angoli apparentemente incontaminati dove non ci si stupirebbe di vedere fantasmi di personaggi di altre epoche: nel caso mi sono rimaste impresse il portico in calle Remer, che da’ sul Canal Grande, un posto che intravedevo passando accanto a Rialto con il vaporetto, ma che non avevo mai percorso, la corte Amadi e la corte Morosina, squisitamente medievale nell’aria, preceduta da un arco su cui spiccano un elmo e uno scudo. Piccola delusione: la corte Botera, ovvero quella che l’immaginario di Pratt battezzò Corte Sconta detta Arcana, è inaccessibile, sbarrata da una cancellata. Ho intravisto solo un percorso di gradini antichi che scendevano e, oltre un angolo, una fetta sottilissima di luce e verde.
Curiosissima corte Muazzo, con alcuni tra gli edifici più alti della città appartenenti alla famiglia secentesca omonima.
Insomma, una guida splendida, mai pedante o poco chiara. Anche mio padre era curioso ed entusiasta di essere condotto per questi angoli insoliti della città ascoltando la storia di ognuno di quei posti celati. Che dopo un po’ sembrano essere quelli che lasciano intravedere la vera identità di Venezia, per quanto essa sia mutevole e inafferrabile. Mentre percorrevo quelle calli deserte, oltre a sentirmi grata per avere una città così bella a portata di mano, mi sono resa conto che forse non basterebbe una vita per scoprire ed afferrare del tutto Venezia. Ed è questa la sua magia.
Questa mattinata mi ha fatto anche pensare che il viaggio non implica necessariamente mete lontane da casa. Si guarda tanto oltre l’orizzonte, ed è bello che sia così, ma magari si hanno delle meraviglie sotto il naso, dei luoghi che ti permettono di vagare e scoprire interi mondi, e che non si conoscono.

Bricolage 2009, Agosto 15

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Finalmente ho trovato il modo per sistemare tutta la mia collezione di fate :)

Vetrina fate

Vetrina fate

La Montagna 2009, Agosto 10

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Panorama nei pressi di Laggio

Panorama nei pressi di Laggio

Sono appena tornata da quattro giorni trascorsi in montagna, nel Cadore. Ho rivisto Laggio di Cadore, dove trascorrevo l’interno mese di agosto da bambina, dopo quindici anni di assenza. E la cosa strana é che mi é sembrato di non essermene mai andata di lì. Tutto mi è apparso più piccolo, ovviamente dovuto al fatto che lo rivedo con una prospettiva diversa (nel vero senso della parola) ma esattamente com’era. Sono capitata in giorni di festa, quindi il paese era molto vivo dalla mattina sino a tarda notte, ma è comunque piuttosto vivace, con la sua via principale ben fornita di bar e negozi in cui si notava anche molta gioventù. Sono stata anche ad Auronzo di Cadore, a poca distanza da Laggio. L’ho trovato davvero molto caotico, e con un traffico quasi insopportabile, che ammorbava l’aria e rendeva nervosi, oltre a doversi pestare i piedi con la massa di gente che c’era sui marciapiedi. Un peccato per il tempo nuvoloso, che nascondeva la vista delle Tre Cime di Lavaredo. In compenso ho acquistato ben cinque fate di grandi dimensioni per la mia collezione, che era ferma da un po’ di tempo, ed ascoltato con piacere la signora appassionata del genere che gestiva uno dei negozi di fate e statue fantasy varie più forniti che io abbia mai visto. E’ consolante vedere delle persone che sanno di cosa parlano e ti trasmettono una grande passione per le cose belle.

Laggio

Laggio

Auronzo di Cadore

Auronzo di Cadore

Ho parlato dei paesi vivi, ma nel dirigermi il primo giorno di vacanza verso queste mete, ho fatto una sosta presso la diga del Vajont, che non avevo mai visto da vicino. Non ho fatto foto presso la diga, non mi pareva giusto…mi creava una certa sensazione di inappropriato anche il camionetto con gelati e panini che se ne stava lì. E’ impressionante vederla da vicino, e pensare a quello che c’è stato in quei luoghi, alle vittime e al monito che tale mastodontica opera umana deve rappresentare.

Dopo aver visto la diga, siamo proseguiti per andare a visitare Erto, dato che sia io che mia mamma abbiamo letto diversi libri di Mauro Corona ed eravamo curiose di vedere questo paese descritto così minuziosamente nei suoi romanzi. Mai il titolo del libro tutto dedicato al paese in sé ‘I fantasmi di pietra’, fu più appropriato. Erto, nel suo centro storico, é un paese quasi completamente deserto, come fosse in uno stato di sonno temporaneo, con le case CIMG1133vuote che sembrano in attesa di qualcosa, o qualcuno. Suggestivo, un labirinto di pietra, inquietante e silenzioso di fronte allo splendido e duro anfiteatro di montagne che gli si leva intorno. Un sospiro sospeso di gente che non c’é più, e di tempi che non torneranno. Eppure, qualche persona che vi abita c’é, dentro quelle eterne case di pietra. E ci sono case con fiori alle finestre, a dimostrare che una fiammella continua a bruciare dentro il cuore di un paese che sembra ormai del tutto abbandonato.

Erto

Erto

La sensazione, comunque, anche nei paesi più frequentati come Laggio e Auronzo, é che la montagna stia venendo progressivamente abbandonata. Le case chiuse e in vendita sono moltissime, e l’allegra confusione dei turisti da sola non riesce a coprire la sensazione che la presenza di tutte quelle persone sia solo temporanea, limitata ai mesi estivi. E’ triste, eppure appare inevitabile. I paesi attorno al lago di Santa Croce, ad esempio, che ho attraversato oggi in auto, sono sempre meno abitati. Vedere negozi chiusi e svuotati da anni, case con le imposte serrate senza nessuno dentro che ammiri la vista mozzafiato su cui si aprivano, rende maliconici e al tempo stesso fatalisti. Cosa si potrebbe fare per la montagna? Io non so darmi una risposta, ma mi piacerebbe che ci fosse.

CIMG1135

Vacanza 2009, Agosto 7

Posted by Narelen in Chiacchiere.
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Sono in partenza per qualche giorno in montagna e tornerò la settimana prossima. Dopo quindici anni torno a Laggio di Cadore…che strana sensazione! A presto e buon week-end a tutti :)